Ateneo telematico, è scontro: Caputi esclude la Sevs

Il rettore pronto a togliere la società slovacca dalla da Vinci: annullato l’atto che aveva dato l’ok al gruppo straniero
CHIETI. L’università d’Annunzio dichiara guerra alla nuova gestione dell’ateneo telematico Da Vinci. Il rettore Sergio Caputi, che ha appena festeggiato il primo anno alla guida della d’Annunzio risolvendo diverse grane lasciate in sospeso, vuole ora dare una svolta anche alla situazione Unidav. La precedente gestione universitaria, guidata dal rettore Carmine Di Ilio e dal dg Filippo Del Vecchio, aveva deciso di rilanciare l’università telematica attraverso la ricerca di un partner istituzionale che subentrasse in quota maggioritaria all’interno dell’Unidav. La fondazione d’Annunzio, con a capo l’ex rettore Franco Cuccurullo (ora rettore dell’Unidav), scelse attraverso un bando la Sevs (sigla che sta per Stredo Euròpska Vysoka Skola), università slovacca controllata dalla maltese Eduworld Holding, entrata in quota maggioritaria nel Consiglio d’amministrazione della da Vinci ad aprile del 2016. Ma il Tar ha accolto il ricorso promosso da un’altra università telematica, la Pegaso, stabilendo che la d’Annunzio, tramite la sua Fondazione, non poteva cedere la parte maggioritaria dell’Unidav. La Fondazione ha fatto appello e dunque nel frattempo la gestione Sevs è andata avanti, ma ora è il nuovo rettore della d’Annunzio a mettersi di traverso. L’ateneo, facendo proprie le motivazioni del Tar, ha infatti ritirato il gradimento dato alla Sevs e ha annullato l’atto di indirizzo che aveva avviato l’intera operazione. Il primo giugno scorso, il Cda ha così deliberato «di annullare la delibera di Consiglio d’amministrazione numero 277, assunta il primo luglio 2015, nella parte relativa alla formulazione delle linee di indirizzo funzionali all’attivazione della procedura di gara per l’individuazione di un partner istituzionale in seno al Cda dell’ Unidav». La decisione è arrivata dopo aver chiesto anche un parere dell’Avvocatura di Stato che ha avallato la scelta. Per la Sevs a questo punto non ci sono più molte strade da percorrere, se non quelle di un risarcimento economico.
D’altronde i rapporti tra il nuovo rettore e la Sevs non sono iniziati proprio con il piede giusto. Poco dopo l’insediamento al vertice della d’Annunzio, Caputi ha infatti scoperto che la Sevs non aveva pagato la seconda rata del contratto. Il pagamento era stato poi onorato, ma i soldi sono arrivati da un conto corrente privato e non da uno istituzionale. Un altro passaggio dubbio è stato quello relativo all’assunzione dei 23 ricercatori all’Unidav voluto dall’ex direttore generale Fausto Gennuso (ora sostituito da Alberto Rimicci). La Sevs avrebbe dovuto mettere a disposizione una fidejussione per il pagamento dei ricercatori, ma il rettore ha trovato «sospetta» la fidejussione arrivata da una banca bulgara. Si tratta di un importo di 3 milioni di euro. Se non dovessero essere più disponibili, dovrebbe tirarli fuori la d’Annunzio che rimane socio di minoranza Unidav. Il rettore non ha voluto rischiare e ha diffidato l’ateneo telematico. La diffida è arrivata prima di tutto alla Fondazione d’Annunzio, ora diretta dal professor Luigi Capasso, che è l’organo attraverso il quale l’ateneo ha creato la gemella telematica.
A questo punto Caputi ha deciso di andare fino in fondo, reclamando anche la sede dell’Unidav, il palazzo di vetro di Torrevecchia che è di proprietà dell’ateneo d’Annunzio e che sarebbe occupato «sine titulo», cioè illegittimamente, dall’Unidav. Con la d’Annunzio costretta anche a pagare le utenze. L’occupazione «abusiva» è stata appena portata in seno al Consiglio d’amministrazione dell’ateneo. Staremo a vedere con quale esito. Nel frattempo non c’è dubbio che tra la d’Annunzio e l’Unidav è stata dissotterrata l’ascia di guerra.
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