Ateneo, una nuova grana «Bilancio da riapprovare»

8 Settembre 2014

Spunta il verbale dell’ex presidente del Collegio dei revisori della d’Annunzio Il magistrato di Corte dei conti chiede di sapere dove sono finiti 9 milioni di euro

CHIETI. L’Ima, indennità mensile di ateneo, sospesa dal direttore generale Filippo Del Vecchio, a 340 dipendenti, non è che la punta di un iceberg del periodo nero che sta attraversando l’Università d’Annunzio. Travolta da indagini della procura della repubblica, lo stato di agitazione dei “colletti bianchi” che hanno minacciato di bloccare le attività di ateneo e dalle censure degli ispettori del Ministero dell’Economia e Finanze, l’ex presidente del Collegio dei revisori dei conti dell’ateneo, Ferruccio Capalbo, (ora magistrato delle Corte dei conti in Campania), ci mette un peso da novanta.

Prima di rassegnare le dimissioni dall’incarico a Chieti (per motivi professionali, dice ndr), l’11 luglio scorso, ha lasciato al cda della d’Annunzio un verbale nella quale si censura il bilancio consuntivo 2013. Una eredità pesante per chi resta.

Alla conclusione del documento scrive il magistrato scrive: «Appare irrituale la avvenuta approvazione dello stesso, in assenza della resa del prescritto parere di questo collegio». E già perché il conto consuntivo 2013 della d’Annunzio è stato approvato dal consiglio di amministrazione senza il parere dei revisori dei conti. Il punto più grave che i revisori hanno evidenziato è una sostanziale differenza tra il saldo ateneo e il saldo istituto cassiere (la banca, tesoreria della università). Il saldo di cassa ateneo è di 99.324.362/60 mentre il saldo istituto cassiere è di 107.920.888/34. Dove sono andati a finire i nove milioni? Indirettamente si domanda il collegio.

Una mancanza che non poteva essere sottaciuta come ha fatto il cda dell’ateneo teatino-pescarese. Infatti l’ex presidente Capalbo ricorda che il Collegio aveva già sottolineato queste incongruenze a maggio 2014, anche in ordine alle banche in cui è stato allocato il denaro dell’ateneo: presso la Banca d’Italia o presso il tesoriere? Richiesta di chiarimenti alla quale l’ateneo non ha risposto a maggio e rinnovata a luglio.

Sui nove milioni mancanti il Collegio avverte formalmente sia il magnifico rettore Carmine Di Ilio, sia il direttore generale Filippo Del Vecchio.

Capalbo ricorda ai vertici della d’Annunzio che sono obbligati a denunciare queste incongruenze alla Corte dei conti. «Di ciò occorrerà darne conferma a questo collegio» aggiunge. Un obbligo previsto dallo Statuto dell’università.

Alla luce di quanto scritto in dieci pagine, l’ex presidente dei revisori conclude: «Necesita in proposito, acquisire i chiarimenti da parte degli uffici competenti. Solo all’esito degli stessi, una volta reso, ove possibile, il prescritto parere, il cda di codesto ateneo dovrà procedere alla riapprovazione di codesto rendiconto 2013 comprensivo di correzioni segnalate, sia riguardo il documento contabile sia la relazione rettorale (del rettore ndr)».

Quindi con una frase che ha il sapore di una sonora bacchettata, Capalbo conclude sottolineando la irritualità della procedura di approvazione del conto consuntivo che è stata fatta senza sentire il parere dei revisori.

Un altro macigno va ad aggiungersi alle numerose grane della d’Annunzio dove c’è un personale in stato di agitazione. Estate calda molto calda per l’ateneo che da quanto si annuncia non tenderà a raffreddarsi.

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