Ater, conto salato per l’ex dg Recchione

16 Maggio 2015

Il commissario Gabini avvia il procedimento per recuperare 1,5 milioni, chiamati in causa anche Marasco e altri 2 dirigenti

CHIETI. Sa di sale il conto che l’Ater di Chieti presenta all’ex dg e a tre dirigenti. Sul sito dell’ente commissariato dalla Regione è comparsa, ieri mattina, una delibera che farà passare notti insonni a Domenico Recchione, Giulio Marchioli, Ernesto Marasco e Concetta Colantonio. Il primo è il direttore generale licenziato, in limine litis, dalla giunta di Gianni Chiodi. Gli altri tre sono dirigenti rispettivamente dei settori finanziario, appalti e patrimonio e legale. Le inchiesta delle procure di Pescara e Chieti su Recchione e Marasco, ancora in corso, non c’entrano nulla. E’ invece un’azione di autotutela che la commissaria dell’Ater teatina di via Silvino Olivieri, Antonella Gabini, affiancata dalle direttrice in condominio con Pescara, Giuseppina Di Tella, ha dovuto prendere. Innanzitutto per proseguire nell’azione di risanamento dell’istituto, e poi per evitare guai seri con la magistratura contabile. E’ una decisione drastica che avvia l’iter per il recupero di una somma molto salata pari a circa un milione e mezzo di euro di cui 800 mila euro solo dall’ex direttore Recchione. Ridotti di molto rispetto quest’ultima cifra i soldi che l’Ater rivuole dagli altri tre per “trattamenti indebitamente percepiti” per un lungo periodo che riguardano delibere dell’ex Cda che vanno dal 2005 fino al 2013 passando, quindi, per il 2010 quando lo stesso Marchioli firma atti che ufficialmente adeguano agli aggiornamenti dell’Istat lo stipendio d’oro di Recchione giunto alla fine a sfiorare i 400 mila euro l’anno.

Hanno quindici giorni di tempo i quattro per presentare memorie difensive e controdeduzioni ad un’istruttoria, per il recupero delle somme che l’Ater ritiene indebitamente percepite, partita un anno fa. Quando l’ente, alle prese con un epocale deficit strutturale, ha dovuto avviare l’operazione salvataggio affidata dalla giunta Chiodi alla Gabini che fino ad oggi ha retto allo spoil system di D’Alfonso. Che invece non risparmia la Asl e non ha risparmiato l’ex Ipab di piazza Garibaldi. Ma torniamo all’Ater che ha prima dato l’incarico al servizio personale dell’ente omologo di Pescara, diretto sempre dalla Di Tella, di verificare la congruità degli emolumenti corrisposti all’ex dg e ai tre dirigenti. E poi, una volta scoperte una serie di criticità, si è rivolta a un legale esterno per un cosiddetto parere pro veritate.

L’avvocato pescarese Valerio Speziale, docente universitario, ritenuto tra i maggiori esperti di diritto del lavoro, ha consegnato il 26 marzo scorso il suo parere all’Ater. Ed è infausto per i quattro perché, secondo l’esperto, «emergono chiari profili di irregolarità che rendono illegittime in gran parte le delibere, le note e gli atti che hanno determinato il trattamento economico del direttore e dei dirigenti».

Anche se non siamo di fronte a un ipse dixit di aristotelica memoria, perché ciascuno dei personaggi di fatto messi in mora, da oggi può smontare la tesi dell’Ater, l’iter è partito. «Si impone la necessità di annullare gli atti individuati», scrive in delibera la commissaria Gabini. E gli atti sono in totale venti che, messi insieme, valgono la bellezza di un milione e mezzo di euro di cui le casse dell’Ater non possono più fare a meno. Così come non possono rinunciare a questi soldi le migliaia di inquilini della case popolari che attendono da troppi anni i lavori nei propri alloggi.