Attacco a Di Primio: sindaco indagato

Affondo di una parte del Pd, l’altro ribatte: ma D’Alfonso è d’accordo? Oggi patto Febo-Di Paolo che dice: sarò il vero sindaco
CHIETI. Di Paolo si apparenta con Febo. Avrà di diritto quattro consiglieri, gli offrono anche la presidenza del consiglio e un delega minore, forse al personale o allo sport. Sarà ago della bilancia anche in aula il leader di Giustizia Sociale che ieri ha ricompattato la base rinunciando alla riunione già fissata ma convincendo «ben 156 persone», dice, «tutte d’accordo tranne un paio». E alla vigilia della conferenza stampa di oggi aggiunge: «Sarò io il vero sindaco di Chieti». Ma sull’altro fronte D’Aloisio e i salviniani fanno il patto con Di Primio: non hanno il peso del leader di giustizia sociale ma, di questi tempi, non si butta nulla. La distanza da recupare tra Febo e Di Primio è di 6,5 punti: il sovoir faire non serve più. Tant’è che una parte del centrosinistra decide di sferrare l’attacco finale, al sindaco ricandidato, sul piano giudiziaristico. La decisione è stata presa due sere fa durante una riunione di consiglieri uscenti. La stessa in cui si è parlato del seggio 35 di Brecciarola dove votano le suore di Vera D’Agostino e l’Udc di Buracchio ha fatto il pieno (121 voti). Il Pd, ieri mattina, ha smentito questa notizia. Ma non la seconda dell’attacco mediatico contro Di Primio, attraverso post con i titoli di giornali, sono quasi tutti del Centro, sulle inchieste che lo riguardano come indagato (Megalò 3) o persona informata sui fatti (caso Soget). La strategia finale giustizialista del ballottaggio viene ribadita dal consigliere Alessandro Giardinelli che, al telefono, racconta della riunione dell’altra sera, conferma il tema “seggio 35” e quindi la discussione sul ruolo giocato alle elezioni da una parte della Chiesa, e passa a spiegare il perché di quei titoli postati su Facebook: «É giusto che gli elettori non dimentichino», dice. Non sappiano fino a che punto Luigi Febo sia d’accordo. Lui che finora ha detto di non voler toccare i temi di giustizia per attaccare l’avversario.
Ma i post sono già sul social e il sindaco ricandidato ribatte: «Hanno l’acqua alla gola», afferma Di Primio, «rifiutano il confronto tra me e Febo a Brecciarola ma poi ricorrono a Di Paolo e alla politica della demonizzazione. Mi stupisce che a farlo sia un partito che ha come capo una persona che è passata per la stessa gogna».
Sapremo oggi se quei titoli postati su Fb avranno l’effetto che il centrosinistra spera oppure se saranno un boomerang. Oggi che Di Paolo comunicherà ufficialmente, alle 11, nel Gran Caffè Vittoria, il patto con Febo: «Io non ho chiesto poltrone», ha ripetuto due o tre volte ieri sera l’ago della bilancia, «ma ho posto cinque domande a D’Alfonso che spiegherò in conferenza stampa, e alle quali D’Alfonso dovrà rispondere».
Facciamo un passetto indietro. Discutevano in piena notte in mezzo alla strada ad alta voce delle strategie di partito, tanto che qualcuno li ha sentiti litigare. È successo nella notte tra giovedì e venerdì, intorno alle 2, nei pressi della rotonda di Santa Maria.
Da una parte c’era Bruno Di Paolo, dall’altra uno dei suoi candidati che viene dall’area politica dell’estrema destra e che a chiare lettere ha detto a Di Paolo che non approvava la scelta di appoggiare il centrosinistra. Con loro c’era anche una terza persona. Impossibile non ascoltare per chi è passato nelle vicinanze. Il candidato dissenziente ha chiuso il vertice notturno in tono minaccioso. Ma il giorno dopo Di Paolo getta acqua sul fuoco. Ridimensiona la lite. E dice: «Sono tutti con me, tranne due».

