Attentato a Bonanni, pene ridotte

15 Dicembre 2016

Guardiagrele, la Corte d’appello dimezza le condanne a Colasante e Nunziato autori della finta bomba

GUARDIAGRELE. La Corte d’appello dell’Aquila riduce la pena per i due ragazzi che avevano messo la finta bomba davanti alla casa al mare dell’ex leader della Cisl, Raffaele Bonanni. I finti attentatori erano il francavillese Davide Nunziato, di 34 anni, e il guardiese Donato Colasante di 26 anni.

Contro di loro era stata aperta un’inchiesta con l’ipotesi di reato di minacce nei confronti del sindacalista, ma anche con altri capi d’accusa, ai quali si era arrivati indagando sulla vita dei due giovani. La situazione più pesante era emersa a carico del ragazzo di Guardiagrele dal passato difficile (anche a causa di una separazione in famiglia) e dal presente alle prese con problemi di tossicodipendenza che lo costringevano alla perenne ricerca di soldi, chiesti in maniera pressante in primis alla mamma e alla nonna. Il tribunale di Chieti aveva scagionato entrambi dall’accusa di minacce a Bonanni (ritenendo poco più che una bravata il falso attentato della notte del 21 marzo 2014, quando una telefonata anonima avvertiva le forze dell’ordine che c'era una pacco sospetto davanti alla casa di Bonanni) ma ha condannato entrambi per altri capi d’accusa. Colasante, difeso dall’avvocato Amalia Cinanni, era stato condannato a 8 anni e 6 mesi (con interdizione in perpetuo dai pubblici uffici e interdizione legale per la durata della pena) per estorsione e maltrattamenti in famiglia (era stato invece assolto dall’altra pesante imputazione per induzione alla prostituzione, reato che si ipotizzava avesse perpetrato nei confronti della fidanzata minorenne dell’epoca, sempre allo scopo, come per l'estorsione e i maltrattameti, di ottenere soldi per la droga).

Nunziato, difeso da Giancarlo De Marco, si era beccato 4 anni e 8 mesi per procurato allarme (era stato lui a telefonare alle forze dell’ordine, in maniera anonima da una cabina telefonica, per avvertire che c’era una bomba davanti al cancello della casa vacanziera del sindacalista) e per detenzione di armi, trovate sempre nel corso delle indagini sulla finta bomba.

La corte d’appello ha ridotto ad entrambi la pena: a Nunziato ha comminato 3 anni e 6 mesi, a Colasante 4 anni più mille euro di multa, con interdizione dai pubblici uffici per 5 anni. La sentenza è di lunedì scorso. Entro 15 giorni saranno rese note le motivazioni, in base alle quali i due avvocati decideranno se fermarsi o andare avanti fino al giudizio in Cassazione. Sembra comunque intenzionato ad andare avanti l’avvocato di Colasante, che ora sta scontando i domiciliari in una comunità.

«Il mio assistito è stato assolto dall’estorsione nei confronti della nonna», ha spiegato l’avvocato, «estorsione a cui sarebbero stati legati gli episodi relativi ai maltrattamenti. Se non c’è estorsione, dunque, non ci sono neanche i maltrattamenti. Su questa base penso che si possa procedere con il ricorso in Cassazione, fermo restando che decideremo solo a seguito della lettura delle motivazioni della sentenza».