«Attento sindaco, ti spariamo» Ora Micucci finisce sotto scorta

18 Aprile 2023

Minacce su Facebook, il primo cittadino di Rapino presenta la querela: «Ritorsioni per abusi edilizi» E il comitato per l’ordine e la sicurezza dispone la sorveglianza dinamica dopo i messaggi ripetuti 

CHIETI. «Fai bene a girare con la scorta, perché prima o poi una pistolata qualcuno te la dà. E non farebbe una lira di danno». La minaccia di morte rimbalzata sul profilo Facebook del sindaco di Rapino, Rocco Micucci, è solo l’ultima di una serie di violenze esplicite che hanno portato il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Mario Della Cioppa, a disporre nel gennaio scorso un provvedimento di sorveglianza dinamica nei confronti del primo cittadino.
La rabbia virtuale e la tempesta di odio scatenata sulla rete sembrano avere origini precise e circostanziate che trascendono l’offesa alla reputazione, legate ad alcuni provvedimenti in materia edilizia disposti dall’amministrazione comunale, almeno secondo quanto raccontato da Micucci alle forze dell’ordine. Il sindaco, infatti, venerdì scorso all’indomani dell’ultimo post contro di lui scritto su Facebook da un profilo con un nome e un cognome, ha presentato una querela formale ai carabinieri, allegando tutti gli screenshot delle minacce ricevute via social e indicando gli utenti che lo hanno preso di mira. Si è passati, in particolare, da messaggi di critica violenta, in cui il sindaco e la sua amministrazione vengono definiti «di una bassezza e di uno squallore unico» accompagnati da una serie di improperi irripetibili a minacce esplicite in cui si fa riferimento ad armi da fuoco. «Alcune persone, collegate tra loro in quanto co-gestori di locali, pretendevano che forzassi la mano su alcuni abusi edilizi», riferisce Micucci, «ho cercato di far capire loro che la democrazia è fatta di regole a cui attenersi, ma da quel momento sono iniziate le aggressioni verbali e le intimidazioni verso la mia persona. In quanto pubblico ufficiale, ritengo che questi gravi episodi rappresentino tentativi di ritorsione al quale è necessario porre un freno prima che generino conseguenze peggiori. Per questo mi sono rivolto ai carabinieri: non potevo starmene in silenzio e fare finta di niente».
Da gennaio scorso il comitato per l’ordine e la sicurezza pubblica di Chieti ha disposto la sorveglianza dinamica della casa, del Comune e degli altri luoghi frequentati dal sindaco. Una modalità di controllo non fissa ma che comunque può rappresentare un deterrente contro tentativi di aggressione. Oggi, dopo l’ultima minaccia via Facebook, il sindaco di Rapino dice di aver paura per sé e per la sua famiglia perché «i messaggi ricevuti attraverso i social lasciano cicatrici reali che fanno male a se stessi e a chi ci sta intorno». «Non si può far passare tutto come critica politica», aggiunge, «il tentativo di intimidire la nostra azione e di scatenare ritorsioni non l’avrà vinta. Ma non posso nascondere di essere turbato profondamente. Già ormai da mesi sono costretto a sopportare ripetute violenze, verbali e fisiche, contro la mia persona. Ora però sono preoccupato per i miei cari, perché le minacce di morte e l’istigazione a “spararmi” sono reali anche se scritte su Facebook. Per cui ho segnalato tutto alle autorità competenti, perché ogni minaccia ed ogni aggressione anche verbale può essere il viatico ad azioni più concrete. Tacere su questi episodi può far passare l’idea che tutto sia possibile, senza pagarne le conseguenze».
«Tutti hanno il diritto di dissentire e pensarla diversamente», conclude Micucci, «ma le parole sono importanti, specialmente quando le si usa senza filtri sui social, perché si rischia di favorire un modo di agire tipicamente mafioso e sovversivo in un paese che non lo merita. Spero che questa violenza venga condannata senza sé e senza ma, non solo per me, ma perché la storia ci insegna che se si resta indifferenti tutti diventiamo possibili bersagli».