Attese lunghe al pronto soccorso «Ora è come ai tempi pre-Covid»

Proteste degli utenti per i tempi di attesa nel ricevere visite e fare esami nel reparto del Renzetti Il primario Caporrella: «Mi scuso con i pazienti, ma spesso abbiamo tanti interventi e codici rossi»
LANCIANO. «In codice giallo, mio figlio ha atteso sei ore al pronto soccorso, dove gli è stato somministrato un antidolorifico, legato un laccio al collo per tenere fermo il braccio e poi, alle 22, tra le proteste anche di altre persone in attesa dalle 12, è stato invitato a tornare il giorno dopo per la visita ortopedica. Non è possibile». «Il mio codice verde è stato ignorato e dopo 9 ore di fila sono stata chiamata per fare i raggi anche se mi avevano detto che non era nulla». A raccontare questi due episodi al Centro sono Walter G. e Maria P.C., a nome anche di altri utenti che erano con loro in attesa al pronto soccorso dell’ospedale Renzetti per visite arrivate con ore di “ritardo”, nonostante molti fossero codici gialli, quindi con una certa priorità. «Mi scuso con i pazienti», risponde Antonio Caporrella, primario del reparto e capo del dipartimento Emergenza urgenza della Asl, «ma siamo tornati ai tempi pre-Covid con tanti accessi e molti erano codici rossi. Nelle stanze si lavora, bisogna anche avere pazienza se capitano più casi complessi assieme».
Dopo quasi un anno di relativa calma, con il 2020 segnato dal Covid che ha fatto calare gli ingressi di due terzi, ora con le riaperture e il Covid che sta frenando, gli utenti stanno tornando in pronto soccorso anche per casi meno complessi che però portano ad attese di ore. «Oggi ci troviamo non più a dover prestare cure e assistenza primaria per il Covid, ma dobbiamo tenere fronte ai tanti utenti che tornano in ospedale. La paura resta, ma se prima questa tratteneva molti ad entrare, ora non più, per fortuna visto che ci sono anche casi complessi», spiega Caporrella che, dopo 43 anni passanti nell’unità operativa, ne resta alla guida per un altro anno, posticipando la pensione. «Siamo tornati ad oltre 100 accessi giornalieri, siamo il terzo pronto soccorso d’Abruzzo con oltre 45mila ingressi, non contando lo scorso anno dove c’è stato un calo notevole causa Covid». Che “resta” negli spazi esterni del presidio - container - e interni nell’area grigia che c’è nell’Osservazione breve (Obi). «Da giorni non vendiamo più pazienti Covid», riprende il primario, «ma l’area rimane per una questione di sicurezza. Ad ogni modo le altre sale sono piene».
Stanze piene e pazienti che arrivano mentre nella sala di attesa altri aspettano la chiamata per entrare. Non c’è un attimo di tregua. «Ci sono codici rossi», riprende Caporrella, «molti gialli. Abbiamo incidenti con traumi, tante fratture, poi avvelenamenti, shock anafilattici e altro, in conseguenza delle persone che hanno ripreso una vita normale. Le attese facciamo in modo di ridurle al minimo». E il personale, c’è per far fronte a numeri in crescendo e alle ferie? «Ho fatto richiesta all’azienda di medici e si sta adoperando per destinarli al dipartimento Emergenza urgenza», chiude Caporrella.
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