Atti incendiari, in quattro a processo

Gissi, udienza per il duplice rogo doloso alle auto dei commercianti. Gli imputati compaiono anche nel dossier Cozzolino
GISSI. Primo febbraio 2014: pochi minuti dopo l’una, il rumore dei vetri infranti e i bagliori del fuoco svegliano il paese. Il furgone del titolare della pescheria, M.M., è avvolto dalle fiamme. A pochi metri di distanza brucia anche la Fiat Punto di un pensionato. Sul posto intervengono i vigili del fuoco e i carabinieri. Sulla natura dolosa del duplice rogo pare non ci siano dubbi. Ieri mattina, nell’aula del tribunale di Vasto, sono comparsi i quattro presunti responsabili di quei roghi.
Alla sbarra sono finiti Lino Croce, Mario e Domenico Zaccardi e Fabio Martusciello, personaggi che compaiono anche nel dossier accusatorio del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino (in corso a Vasto è il maxi-processo Adriatico, con 50 imputati). I quattro, difesi dagli avvocati Fiorenzo Cieri, Raffaele Giacomucci e Nicola Chieffo, sono accusati di avere provocato, in concorso fra loro, il duplice incendio. La prima udienza del processo, ieri mattina, ha fatto registrare poche battute; quindi l’aggiornamento al 4 aprile per ascoltare i testimoni.
All’epoca i carabinieri non esclusero che l’accaduto potesse essere stato un dispetto per vicende private. Una sorta di atto vandalico punitivo. Anche i militari saranno ascoltati in aula. L’azione scellerata avrebbe potuto avere conseguenze gravissime.
«È stato veramente brutto essere svegliati nel cuore della notte da un rogo di così grandi proporzioni», ricorda un pensionato del paese. La notte di fuoco costrinse il Vastese a confrontarsi con la dimensione di territorio di frontiera, afflitto da continui comportamenti in stile malavitoso. Durante l’udienza saranno rivissuti i momenti più drammatici di quella notte e di altri episodi che potrebbero esservi collegati. I difensori cercheranno in tutti i modi di dimostrare l’estraneità degli accusati al duplice rogo.
L’incendio avvenne a distanza di qualche mese da un’altra esplosione. Per oltre un anno Gissi ha riacquistato la tranquillità prima che, lo scorso ottobre, l’incubo del fuoco tornasse ad affacciarsi in paese. Due auto, appartenenti a moglie e marito, bruciate in località Rosario, alla periferia di Gissi. L’incendio è doloso, ma legato più a vicende private che alla malavita. Nessun legame neanche con i roghi precedenti, due dei quali protagonisti dell’udienza giudiziaria iniziata ieri. Oggi, intanto, il nome del piccolo comune, un tempo noto per motivi decisamente più positivi (come aver dato i natali al ministro Remo Gaspari), sarà fatto di nuovo nel corso della nuova udienza sulla maxi operazione “Adriatico” nata dalle rivelazioni del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, per anni residente a Gissi. (p.c.)
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