Atti sessuali sulla figlia, genitori condannati

6 Novembre 2020

La ragazza aveva 8 anni. Inflitti 7 anni e sei mesi al padre, induzione alla falsa testimonianza per la madre

LANCIANO. Oggi ha 13 anni, vive lontana dall’Abruzzo e sta cercando di rifarsi una vita. Dentro si porta i segni di un’infanzia rubata, di carezze diventate violenza, di mura di casa non amiche. Il padre l’ha violentata fino all’età di 8 anni: a fermarlo, l’arresto avvenuto nel 2015. La madre, anziché proteggerla, l’ha incolpata dell’arresto del compagno e l’ha tormentata perché ritrattasse le accuse: “Devi dire che non è successo niente, papà ha solo giocato”. Questi “genitori”, che non sono più tali anche per legge, sono stati ora condannati dal tribunale collegiale - presidente Andrea Belli, a latere Rosaria Boncompagni e Stefania Cantelmi -.
Il padre, 51enne di un comune sangrino, (omettiamo riferimenti per evitare che venga individuata la bambina), accusato di violenza sessuale aggravata è stato condannato a 7 anni e 6 mesi di reclusione, una serie di interdizioni tra cui quella perpetua dai luoghi frequentati da minori e al pagamento di una provvisionale alla parte civile di 10mila euro. La madre, 52 enne, condannata a un anno, pena sospesa, per tentata violenza privata e induzione della minore a rendere falsa testimonianza, ed è stata assolta dal reato di maltrattamenti in famiglia. A difendere i genitori l’avvocato Massimo Biscardi. La bimba, affidata alla curatela speciale Angela Marina Nigro, è stata rappresentata dall’avvocato Silvio Rustignoli.
Il processo è andato avanti per anni, ed è stato avviato grazie alla sensibilità di alcuni familiari della bimba e dalle maestre che hanno saputo leggere gli sguardi assenti, il silenzio e gli scoppi di pianto della piccola e si sono rivolti in Procura. Una bimba, come confermato dai giudici, doppiamente vittima: di un padre orco e una di madre che tale non è stata. Il padre, già condannato in passato per violenza sessuale su minore, secondo l’accusa basata sulle indagini dei carabinieri di Atessa, approfittando del suo ruolo di genitore, avrebbe ripetutamente abusato della figlia. Grazie anche alle intercettazioni ambientali è emerso il ruolo della mamma che diceva alla bimba: “Devi dire che non è successo niente” che “papà ha solo giocato, non ti ha toccata nelle parti intime". La terrorizzava facendola sentire colpevole, la sgridava anziché accarezzarla.
Una storia di degrado sociale, morale e culturale che l’avvocato Rustignoli ha fatto emergere in aula. Diversa la visione dell’avvocato Biscardi: «Piena soddisfazione per l'assoluzione della madre dai maltrattamenti. Quanto all’uomo ci sono prove dell’innocenza che verranno ribadite in Appello. Estrema fiducia dunque in un ribaltamento della sentenza: d'altronde i processi finiscono solo in Cassazione». (cr.la.)
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