Aumento dei nuovi nati a Chieti: nel primo trimestre 451 bambini

12 Aprile 2022

Il paragone con l’anno scorso svela l’incremento di neo mamme all’ospedale Santissima Annunziata Il professor D’Antonio: «Ma si alza anche l’età delle donne, così si rischiano patologie in gravidanza»

CHIETI . In poco più di tre mesi del nuovo anno sono stati eseguiti 451 parti all’ospedale Santissima Annunziata. Dati in crescita rispetto allo scorso anno ma anche in confronto al 2020. Così, nel generale trend in calo delle nascite, Chieti rappresenta un’autentica eccezione. Secondo alcune proiezioni, a fine anno si potrebbero superare i 1.800 parti, circa 200 in più rispetto ai dodici mesi precedenti.
L’AGGIORNAMENTO
I dati sui nuovi nati vengono forniti direttamente dai reparti del presidio teatino e sono aggiornati allo scorso 5 aprile. Le 451 nascite si propongono come un numero molto alto: nello stesso periodo dello scorso anno ne erano 44 in meno. «Un aumento non di poco conto», commenta il professor Francesco D’Antonio, responsabile del centro gravidanza alto rischio e medicina fetale dell’unità operativa complessa ostetricia e ginecologia dell’ospedale di Chieti diretta dal professor Marco Liberati. L’anno scorso sono stati complessivamente 1.683 i neonati all’ospedale Santissima Annunziata, per cui se venissero confermate le proiezioni che indicano 1.800 nascite, l’incremento sarebbe considerevole.
I MOTIVI
«Ritengo che i motivi di questi numeri siano spiegati con i servizi che riusciamo ad offrire», dice il professor D’Antonio. «A Chieti abbiamo la disponibilità della partoanalgesia da anni, siamo il centro con più esperienza in Abruzzo sotto questo aspetto. Abbiamo, poi, un polo specialistico di patologia fetale, un centro specifico per le gravidanze gemellari e quelle a rischio, per cui arrivano anche mamme da fuori regione. Infine c’è la terapia intensiva neonatale, attraverso cui diamo continuità di assistenza nel periodo immediatamente successivo alle nascite per quei casi di gravidanza ad altissimo rischio».
POST PANDEMIA
Per avere un trend analitico sarà necessario aspettare un po’ di tempo, ma con la pandemia non sembra essere lievitato il numero delle partorienti. «All’inizio si pensava che ci potesse essere un boom di nuove nascite», dice D’Antonio ricordando alcune previsioni fatte. «In realtà non sembra essere stato così, anzi, purtroppo in linea generale continuiamo ad assistere ad una diminuzione dei parti, seppur sia necessario attendere una progressione di almeno cinque anni per capire il reale andamento. In uno scenario che si mostra negativo, pertanto, a Chieti possiamo ritenerci fortunati nell’assistere a questo aumento».
ETÀ IN AUMENTO
Si conferma, inoltre, un innalzamento dell’età media delle partorienti e questo non può essere considerato un fattore positivo, sia da un punto di vista sociale - perché è ulteriore testimonianza della difficoltà delle nuove generazioni ad avere una stabilità economica tale da poter creare una famiglia -, sia sotto l’aspetto sanitario. Su questo fronte è proprio il responsabile del centro gravidanza alto rischio e medicina fetale ad aggiungere un dettaglio che non è di poco conto: «La grande aderenza che registriamo al nostro centro è dovuta principalmente all’età avanzata delle donne. Questa comporta maggiori rischi di patologie durante la gravidanza. Senza dimenticare che c’è un incremento del tasso di riproduzioni assistite», conclude il professor D’Antonio, «che richiede altrettanta attenzione nel seguire la donna in attesa».
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