Auto bruciate a Gissi, in quattro alla sbarra

Attentati: il giudice ascolta la testimonianza di un carabiniere e della sorella di una delle parti offese
GISSI. L’incubo del fuoco a Gissi. Per anni faide e attentati hanno sconvolto il tranquillo paese del Vastese famoso per avere dato i natali al ministro Remo Gaspari. Ieri mattina uno dei tanti episodi inquietanti avvenuti al’'ombra della chiesa dell’Assunta è stato ricordato nell’aula del tribunale di Vasto. Davanti al giudice Michelina Iannetta sono comparsi i 4 presunti autori del duplice incendio doloso divampato la notte del primo febbraio 2014 pochi minuti dopo l’una. Il fuoco quella notte distrusse il furgone del titolare della pescheria del paese, M.M., e la Fiat Punto di un pensionato. Alla sbarra Lino Croce, Mario e Domenico Zaccardi e Fabio Martusciello. I quattro, difesi dagli avvocati Nicola Chieffo, Fiorenzo Cieri, Arnaldo Tascione e Raffaele Giacomucci, sono accusati di avere provocato, in concorso fra loro, il duplice incendio. Il giudice Iannetta ha ascoltato la testimonianza di un carabiniere e della sorella di una delle vittime. Mancava però M.M, figura chiave del processo e altri testimoni. Il giudice ha quindi aggiornato il processo al 9 marzo 2017 comunicando ai testimoni che in caso di assenza compariranno in aula accompagnati.
Le indagini dei carabinieri e le accuse sono state supportate da eloquenti immagini della videosorveglianza che, tuttavia, i difensori contestano ritenendole poco nitide. La presenza di Martusciello sul luogo dei roghi sarebbe stata poi giustificata dal fatto che l’uomo abitava a pochi metri dal teatro degli incendi. Gli investigatori però ritengono che l’accaduto potesse essere stato un dispetto per vicende private. Una sorta di atto vandalico punitivo.
La notte di fuoco costrinse il Vastese a confrontarsi con la dimensione di territorio di frontiera, afflitto da continui comportamenti in stile malavitoso. L’incendio del 1° febbraio 2014 avvenne a distanza di qualche mese da un’altra esplosione. Gissi ha vissuto a lungo momenti drammatici. Col dossier del collaboratore di giustizia Lorenzo Cozzolino, dal quale è nata l’operazione Adriatico, il paese ha riacquistato in parte la tranquillità. (p.c.)
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