Auto bruciate ai Cozzolino Assoluzione per il cognato

11 Gennaio 2015

Gissi, il pm chiede 4 anni per Lino Croce. Il giudice: non ha commesso il fatto L’avvocato Cieri: il mio cliente era altrove mentre i veicoli venivano incendiati

GISSI. Assolto «per non aver commesso il fatto». Esulta Lino Croce e con lui il suo difensore, l’avvocato Fiorenzo Cieri. L’incendio che la sera dell’11 dicembre 2011 distrusse due auto parcheggiate davanti al condominio di contrada Rosario, in cui risiedeva la famiglia di Lorenzo Cozzolino, a Gissi non fu Lino Croce, 46 anni, di Gissi, cognato di Cozzolino. Così hanno sentenziato i giudici del tribunale di Vasto davanti ai quali è comparso l’imputato. Diversa fu, all’epoca, la ricostruzione dei carabinieri secondo i quali l’episodio era stata la risposta di Croce all’incendio del suo appartamento subito il 27 agosto 2011. L’avvocato Cieri è riuscito a convincere il giudice Italo Radoccia del contrario. «Ho dimostrato che il mio cliente mentre le auto bruciavano si trovava da tutt’altra parte», dice Cieri. L’accusa aveva chiesto 4 anni di reclusione. Per l’incendio delle auto Croce fu anche arrestato. L’ordine di custodia cautelare gli venne notificato nel carcere di Lanciano, dove era rinchiuso in seguito all’operazione antidroga “Tramonto”.

I risultati delle indagini sull’incendio della Fiat 500 della figlia di Cozzolino, Giovanna e la Citroen C2 di una parente, convinsero i magistrati della colpevolezza di Lino Croce. Secondo l’accusa il giostraio aveva appiccato il fuoco alle due auto per vendetta, in seguito a contrasti che da qualche tempo erano sorti con il cognato. «In aula la nostra versione è stata diversa», annota l’avvocato Cieri. Va detto che lo stesso Cozzolino dopo l’accaduto sostenne di non conoscere l'’esecutore che pure aveva lasciato la firma del suo gesto: una bottiglia contente residui di carburante.

Quattro mesi prima a subire un incendio era stato Croce. La notte fra il 26 e 27 agosto le fiamme avevano distrutto l’appartamento del giostraio e di quell’incendio erano stati accusati Lorenzo Cozzolino, la moglie Italia Belsole e Vincenzo Piccirillo, 23 anni, di Somma Vesuviana. Questo particolare convinse gli investigatori che a distruggere la Fiat 500 e la Citroen era stato Croce. «Gli orari e gli spostamenti del mio cliente la sera dell’incendio sono stati per lui fondamentali e hanno dimostrato che mentre le vetture bruciavano il giostraio era altrove», dichiara Cieri.

Presto le strade di Cozzolino e Croce si incroceranno ancora col processo alle 80 persone coinvolte nella maxi operazione “Adriatico” in programma a Vasto il prossimo 3 febbraio. (p.c.)

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