Auto fantasma vendute sul web, 14 indagati: spariti 500mila euro

5 Febbraio 2022

Sessanta truffati in tutta Italia con falsi contratti di noleggio, a capo del gruppo un 34enne di San Salvo Raffica di sequestri nel Vastese: sigilli a 20 conti correnti e libretti, appartamenti, macchine e un’officina

VASTO. Le auto vendute via internet erano fantasma, ma i soldi incassati sono veri. Così come esistono davvero le 58 vittime di tutta Italia che hanno pagato ma non hanno mai visto le macchine richieste. I carabinieri hanno scoperto un’associazione che, millantando un inesistente rapporto di collaborazione con una società di vendita e noleggio di autovetture a lungo termine, era riuscita a concludere finte vendite di centinaia di macchine incassando più di 500mila euro. A tenere le fila dell’organizzazione era P.D., 34 anni di San Salvo. Ieri mattina, dopo due anni di indagini partite dalla denuncia di un imprenditore vastese, è scattata l’operazione Ghost car.
I SEQUESTRI I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Vasto, sotto il coordinamento della Procura distrettuale dell’Aquila, hanno dato esecuzione a un decreto di sequestro preventivo disposto dal gip Baldovino De Sensi: sotto sequestro 20 conti correnti tra rapporti bancari e postali, polizze vita, due appartamenti a San Salvo e Montenero di Bisaccia, 10 auto, un’officina meccanica a Montenero. Gli indagati, tutti residenti in provincia di Chieti, sono accusati di associazione per delinquere finalizzata alla commissione di reati contro il patrimonio, frodi informatiche, detenzione abusiva di codici di accesso e, in un caso, anche di spaccio, incendi doloso e calunnia.
IL MECCANISMO Secondo gli atti d’inchiesta, gli indagati riuscivano a incassare i soldi dei clienti stipulando contratti per il noleggio di auto, risultati in seguito falsi, a prezzi convenienti. I clienti versavano come anticipo importanti somme di denaro. «Il gruppo», ha spiegato ieri il maggiore Amedeo Consales, «era riuscito a creare un falso portale con false credenziali di accesso che traeva in inganno i clienti». I truffati erano convinti di portare a termine un’operazione commerciale con la ditta Ald automotive (estranea all’indagine). «Per rendere credibile l’operazione», ha detto il maggiore, «gli indagati, entrando nel portale della Ald, si servivano di documenti apparentemente conformi agli originali, con logo e intestazione della società». Grazie a un provider svizzero, poi, venivano clonati gli indirizzi di posta elettronica. «Anche il servizio di centralino era virtuale: i clienti venivano dirottati su numeri fissi e a rispondere erano voci guida registrate. I conti correnti e le carte di pagamento», ha proseguito Consales, «erano riferibili a istituti di credito tedeschi e lussemburghesi così da ostacolare e rallentare, in caso di denuncia, gli accertamenti».
LA DENUNCIA E LE INDAGINI L’attività investigativa è partita a marzo del 2020 dalla denuncia di un imprenditore vastese che, nel corso della crisi provocata dalla pandemia, aveva deciso di investire nel settore del noleggio auto a lungo termine. Quando si è reso conto di essere stato truffato, dopo aver tentato inutilmente di riavere i soldi, ha deciso di denunciare tutto ai carabinieri. A dirigere le indagini sono stati la pm Roberta D’Avolio e il procuratore capo Michele Renzo della Procura distrettuale dell’Aquila. Gli investigatori sono arrivati ai truffatori seguendo i flussi di denaro e i tabulati del traffico telefonico.
TRUFFA INTERNAZIONALE Il gruppo era strutturato gerarchicamente con ruoli e compiti definiti. «Il sofisticato sistema criminale», ha detto Consales, «era stato ideato, programmato e promosso da P.D.. Le somme di denaro, una volta incassate, venivano versate tramite bonifico bancario su conti correnti accesi alla Deutsche Handelsbank di Monaco di Baviera per essere poi riciclate o reimpiegate in attività economiche in Italia».