Auto rubate davanti alle aziende: 3 arresti

In 4 mesi spariti 12 veicoli - valore 300mila euro - mentre i proprietari erano al lavoro. I mezzi fatti a pezzi e poi rivenduti
ATESSA. In quattro mesi hanno fatto sparire dodici auto mentre i proprietari erano a lavoro nelle fabbriche della Val di Sangro. Ma la banda di ladri in trasferta è stata sgominata dai carabinieri di Atessa. In manette sono finiti in tre, uno dei quali minorenne, tutti residenti a San Severo (Foggia). Si tratta di Rocco La Pietra, 52 anni, e Michele Lombardi, 24, mentre il terzo è un diciassettenne. I carabinieri del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Atessa diretta dal capitano Alfonso Venturi, in collaborazione con i colleghi della compagnia di San Severo, hanno dato esecuzione a un'ordinanza di custodia cautelare in carcere, emessa dal gip del tribunale di Lanciano, Massimo Canosa, e da quello per i minorenni dell’Aquila, su richiesta delle rispettive procure. Ai tre è contestato il reato di furto aggravato, continuato ed in concorso.
I furti sono avvenuti tutti nell’area industriale di Atessa, nel periodo che va dal dicembre 2023 allo scorso aprile. Ad incastrarli è stato l'ultimo colpo, programmato per il 13 maggio scorso ma mai portato a termine: ad attenderli c'erano i carabinieri di Atessa. La Pietra e Lombardi sono attualmente detenuti nel carcere di Lanciano, mentre il ragazzo si trova nell’istituto penale per i minorenni di Bari. La banda impiegava meno di un minuto per rubare le auto. L'attività investigativa condotta dai militari del Nor di Atessa, diretti dal capitano Federico Ciancio, ha accertato almeno dodici furti. Nel mirino dei ladri finivano tutti veicoli di recente immatricolazione: Fiat Panda 4x4 Cross, Fiat 500 Abarth e in alcuni casi anche costose Range Rover Evoque e una Jaguar E-pace. Il valore delle auto rubate ammonta a circa 300mila euro.
Dopo un attento sopralluogo con il quale veniva individuato il veicolo da rubare, i tre entravano in azione approfittando del fatto che i proprietari erano a lavoro in una delle fabbriche della Val di Sangro, da Stellantis alla Honda ad altri stabilimenti. Aspettavano che gli operai fossero nel pieno del turno di lavoro: verso mezzogiorno di mattina e tra le 15 e le 16 di pomeriggio. Solo all'uscita dalla fabbrica, i lavoratori scoprivano che le loro macchine, posteggiate ore prima nei parcheggi delle aziende o lungo le strade della zona industriale di Saletti, non c'erano più. Il sodalizio criminale aveva un modus operandi collaudato, in cui ognuno aveva un ruolo ben preciso. Uno si occupava di forzare la portiera del veicolo e di accenderlo: attraverso la porta di accesso Obd, di cui ogni auto è dotata, riusciva attraverso scanner e software dedicati a disattivare eventuali antifurti e a resettare la centralina d'avvio. In meno di un minuto, il mezzo era pronto per essere portato via. Un altro componente della banda faceva da “staffetta” al conducente del veicolo rubato utilizzando un’auto “pulita” e avvertendolo, mediante un telefono dedicato, dell’eventuale presenza di forze dell’ordine lungo il tragitto. Il terzo sodale, ovvero il minorenne, era infine addetto alla guida del veicolo rubato.
Una volta giunti nel territorio della provincia foggiana, le auto rubate venivano portate in luoghi sicuri e poco attenzionati, come casolari diroccati o boscaglie, e lì abbandonate. Era una seconda squadra, poi, ad arrivare per smontare i veicoli. I pezzi ricavati venivano immessi rapidamente sul mercato nero, a prezzi chiaramente vantaggiosi. La Val di Sangro era una sorta di “supermercato” dei pezzi di ricambio, di cui nel Foggiano c'è alta richiesta: il sodalizio sgominato doveva fornire circa 200 veicoli al mese. In due occasioni i carabinieri hanno ritrovato solo le carcasse delle auto.

