Automobilista killer rinchiuso in carcere I genitori delle vittime: nessun perdono

24 Ottobre 2024

La mamma di Sebastian Draga: «L’investitore non ha mai provato a scusarsi, io ho sempre creduto nella magistratura» La famiglia di Lorenzo Polidori: «Abbiamo avuto un esempio di giustizia, ma nessuna sentenza potrà cancellare il dolore»

TOLLO. «Nessuna pietà e nessun perdono per chi ha ucciso mio figlio». Elena Draga non si dà pace. All’indomani della notizia della condanna definitiva a otto anni di carcere e dell’arresto dell’automobilista che travolse e uccise il figlio Sebastian, 19 anni appena, questa madre piegata da un dolore indicibile parla dalla Romania, dove nel frattempo è tornata a vivere. Nell’incidente stradale avvenuto il 10 giugno 2018 a Tollo, ha perso la vita anche un altro giovane, Lorenzo Polidori, che di anni ne aveva 25. A causare lo schianto è stato Mirco Cavuto, 38 anni, da lunedì rinchiuso nel carcere di Chieti dopo che la Cassazione ha dichiarato inammissibile il suo ricorso.
«Non c’è pena idonea e sufficiente a punire chi stronca la vita a un giovane di 19 anni ponendosi alla guida completamente ubriaco e drogato», continua mamma Elena. «Mio figlio è stato ucciso da chi non avrebbe dovuto mettersi al volante e che era stato ammonito da un conoscente. Quest’ultimo vide Cavuto alzarsi da una pizzeria barcollante e in stato confusionale e, per questo, lo aveva invitato a non guidare. Invece no: lui dapprima ha redarguito il conoscente e, subito dopo, è salito in macchina. Facendo sorpassi pericolosi e al doppio della velocità consentita, ha invaso la corsia di marcia di mio figlio, ammazzandolo».
Cavuto è stato condannato per il reato di omicidio stradale pluriaggravato. «L’abuso di alcol e di droghe», prosegue Elena, «trasforma il conducente in un assassino volontario che, come è successo per mio figlio, accetta il rischio di uccidere chiunque gli capiti a tiro. Con la morte di Sebastian ho perso una parte di me e sono andati distrutti tutti i sogni e le aspettative di una giovane vita che meritavano di realizzarsi». E ancora: «Il condannato non ha mai provato a scusarsi con noi, né direttamente, né tramite i suoi legali. Ringrazio la magistratura per aver disatteso e respinto l’inutile tentativo di Cavuto di ribaltare la realtà dei fatti e aver ribadito la sua esclusiva responsabilità. E ringrazio anche gli avvocati Roberto e Paolo Serafini per avermi assistito nella vicenda con professionalità e sensibilità, ottenendo una sentenza che ha reso giustizia a mio figlio».
Anche Antonio e Nella, i genitori di Lorenzo Polidori, non possono trovare pace. «La vita di Lorenzo è stata spezzata in pochi istanti, i suoi sogni si sono infranti per sempre», dicono attraverso il loro legale, l’avvocato Carmela De Clerico. Quel giorno, quando si è verificato lo schianto, Lorenzo si trovava come passeggero «nell’auto di una persona che conosceva appena. I sogni, i progetti per l’azienda agricola di famiglia, i propositi per il futuro condiviso con gli amici e con noi, la sua famiglia, sono stati distrutti in pochi minuti». Da quell’estate di sei anni e mezzo fa, una ferita profonda ha segnato la vita di Nicoletta, Gabriella e Roberta, le sorelle di Lorenzo. «Una ferita che, nonostante la sentenza definitiva», dicono ora, «resta insanabile». L’avvocato De Clerico sottolinea come i familiari della vittima abbiano «sempre riposto fiducia nella giustizia, attendendo con rispetto il suo corso».
«Questa sentenza non allevia il dolore, né colma il vuoto che Lorenzo ha lasciato nelle nostre vite», chiudono Antonio e Nella, «ma rappresenta comunque un esempio di giustizia. Una condotta irresponsabile ha spezzato la vita di nostro figlio e di un altro giovane: può servire da monito perché tragedie simili non si ripetano. Il nostro cuore resta irrimediabilmente ferito».
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