Autopsia sul maresciallo morto in ospedale

Indagati in 19 tra Chieti e L’Aquila, nove esperti a caccia di colpe per la tragedia del lancianese Di Nola
CHIETI. Si è svolta ieri, dopo quasi cinque mesi, l'autopsia dell'ex maresciallo maggiore dei carabinieri Alberto Di Nola, 67 anni, deceduto il 20 febbraio scorso nell'ospedale di Chieti. Di Nola, la cui salma è rimasta bloccata in una cella frigorifera dell'ospedale di Lanciano da ben 146 giorni, morì a seguito di una complicata trafila sanitaria. Il suo caso era stato raccontato dalla web tv Abruzzolive.tv e, dopo un esposto alla procura di Chieti da parte della moglie, Iole Miccoli, assistita dall'avvocato Maria Grazia Piccinini, la procura teatina aveva sequestrato tutte le cartelle cliniche e iscritto nel registro degli indagati ben 19 operatori sanitari tra medici, infermieri e anestesisti degli ospedali di Chieti e L'Aquila ipotizzando l’omicidio colposo. Ieri, dopo un'attesa durata mesi, con il corpo dell'ex maresciallo ancora impossibilitato a ricevere degna sepoltura e la famiglia in un doloroso limbo in attesa di giustizia, si è svolto l'incidente probatorio davanti al gip Antonella Redaelli.
Imponente la mole dei periti nominati dalle parti: Claudio Cacaci, Tiziana Principi, Marco Valfecci da parte della pubblica accusa; per la parte offesa: Antonio Osculati e Andrea Calvi; per gli indagati: Domenico Angelucci, Michele Scesi, Pietro Falco e Franco Marinangeli. La prossima udienza è fissata il 28 ottobre. L'ex maresciallo Di Nola, affetto da broncopatia ostruttiva grave che lo obbligava all'ossigenoterapia domiciliare, aveva cominciato a sentirsi debole a metà dello scorso gennaio e aveva deciso di sottoporsi ad un check up in ospedale alla fine di quel mese. L'uomo aveva contattato sia il policlinico di Colle Dell'Ara che una clinica privata, ma per lui non c'erano posti letto disponibili. Ha quindi deciso di eseguire gli esami ambulatorialmente, recandosi nell'ospedale Renzetti di Lanciano. Lì gli hanno comunicato che doveva ricoverarsi urgentemente in una struttura specializzata. Parte così la ricerca tra Abruzzo e Marche di una struttura disposta ad accoglierlo, ma nel frattempo si libera un letto a Chieti, dove il maresciallo in pensione arriva in ambulanza. Nel giro di pochi giorni Di Nola sembra riprendersi. Finché il 3 febbraio, dopo un esame al torace, i medici hanno sottoposto prima il paziente ad una Tac per una "sospetta neoformazione" e poi gli hanno comunicato che si doveva procedere anche a una broncoscopia, cioè una biopsia in narcosi. È questo l’esame su cui cadono i sospetti della famiglia, l’esame che avrebbe potuto provocargli un collasso del polmone dato che il paziente presentava già un polmone enfisematoso. Il 10 febbraio Di Nola affronta la broncoscopia, ma i giorni successivi peggiora, viene trasferito all'Aquila e poi di nuovo a Chieti in rianimazione. La situazione precipita di giorno in giorno fino al 20 febbraio, quando Di Nola muore alle 5,45 del mattino.(d.d.l.)

