Autorizzazioni allo scarico per 9 depuratori della Sasi

9 Ottobre 2016

LANCIANO. Nove depuratori ora hanno l’autorizzazione allo scarico dalla Regione; appalto in corso per la costruzione di un nuovo impianto a Fossacesia che servirà anche Santa Maria Imbaro e...

LANCIANO. Nove depuratori ora hanno l’autorizzazione allo scarico dalla Regione; appalto in corso per la costruzione di un nuovo impianto a Fossacesia che servirà anche Santa Maria Imbaro e Mozzagrogna; migliorati gli impianti che erano stati sequestrati. È quanto afferma la Sasi, società che gestisce il servizio idrico, nella relazione finale consegnata nei giorni scorsi alla Procura sullo stato dei 12 depuratori sequestrati il 28 aprile 2015 tra Lanciano, Treglio, Rocca San Giovanni, Atessa, Santa Maria Imbaro, Bomba e Quadri, perché giudicati sottodimensionati, mal funzionanti, che scaricavano nei fiumi Feltrino, Sangro, Osento e in mare reflui con sostanze inquinanti.

«Molti dei problemi erano legati alla mancanza di autorizzazioni allo scarico», spiega il presidente della Sasi Gianfranco Basterebbe (nella foto), che si è ritrovato a fare i conti con il sequestro avvenuto un anno prima del suo insediamento, «ora nove depuratori hanno autorizzazioni “virtuali”. Nel senso che materialmente non ci sono poiché il funzionario regionale che doveva firmarle era malato, però abbiamo inserito i via libera dati dalla conferenza di servizi. L’unico depuratore che ha una autorizzazione provvisoria è quello di Santa Liberata, a Lanciano, che è sottodimensionato, anche se è stato migliorato. Ma a breve entrerà in funzione il nuovo depuratore di Santa Croce e non ci saranno più problemi». Servivano le autorizzazioni ma anche i lavori che a maggio, nell’ultima verifica fatta da Michele Moscariello il perito chimico della Procura, erano stati definiti di «manutenzione ordinaria» (sostituzione di pompe di sollevamento e griglie). Dalla Sasi fanno invece sapere che sono stati fatti lavori strutturali, come ad esempio a Quadri, il cui depuratore era uno di quelli messi peggio, tanto che Moscariello lo definiva «fatiscente, con il cemento rotto e i liquami che finivano nel terreno». L’analisi del chimico era stata impietosa: «Molte attrezzature necessarie a un corretto funzionamento degli impianti erano rotte, alcuni tecnici addetti al controllo erano qualificati come giardinieri, si facevano misuratori di portata artigianali: a un’asta di legno attaccavano il nastro, lo immergevano nella vasca e calcolavano la portata in 24 ore. A Rocca San Giovanni si facevano i calcoli in base alle ore di funzionamento delle pompe di sollevamento».

Altri impianti erano abbandonati. «Ad Atessa c’era un bypass generale», rilevava Moscariello, «un canale per reflui che scaricava direttamente nel corpo idrico superficiale senza trattamento. Sotto la griglia automatica c’era materiale non rimosso, una folta vegetazione e piante di pomodoro. A Santa Maria Imbaro c’era zinco nell’acqua». In questi mesi la Sasi ha effettuato lavori e ottenuto autorizzazioni allo scarico: ora attende la verifica della Procura. (t.d.r.)

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