Avvocati in sciopero Slitta la sentenza sul femminicidio

28 Giugno 2018

Ortona. Amiche uccise: il pm vuole l’ergastolo per Marfisi Ma l’imputato fa astenere il suo difensore dall’udienza

ORTONA. A decidere alla fine è stato lui. Gli avvocati volevano rinviare l’udienza di ieri per il doppio omicidio di Letizia Primiterra e Laura Pezzella, trucidate con 70 coltellate, ma è toccato all’imputato decidere se far slittare o meno l’udienza. E lui, il 51enne di Ortona Francesco Marfisi, ha dato via libera al proprio difensore di aderire all’astensione nazionale. Così ieri sono tornati tutti a casa, dal giudice, Isabella Maria Allieri, al pm Giancarlo Ciani, agli avvocati di parte civile Ilario Cocciola, Luca Tirabassi e Luigi Leo, ai genitori di Laura Pezzella, Giuseppe Pezzella e Silvana Barbieri, e all’avvocato della difesa Rocco Giancristofaro. Marfisi, visibilmente teso e con 35 chili in meno da quel 13 aprile dell’anno scorso quando uccise la moglie e l’amica di lei ritenendole amanti, ha deciso di attendere la prossima udienza, il 6 luglio, per sapere se il giudice aderirà o meno alla richiesta di ergastolo avanzata dal pm. «Il 6 luglio sarà la fine, se non succede qualche altra cosa... Tanto la fine c’è già stata, per me», ha detto la Barbieri, riferendosi alla morte della figlia.
Marfisi ha confessato il duplice delitto. A questo punto il processo diventa, come ha detto il suo difensore, «solo una questione tecnica». Nel senso che ci sono delle aggravanti che influiranno sulla decisione della pena da infliggere: la difesa sta cercando di smontarle, nel tentativo di riuscire a evitare l’ergastolo, visto che ha scelto il rito abbreviato che di per sé comporta già uno sconto di pena. «Tenterò di smontare le aggravanti ipotizzate dalla Procura. Ci provo, è il mio lavoro», ha aggiunto Giancristofaro, quasi a voler marcare la difficoltà nel portare avanti il ruolo che gli è stato affidato. La difesa insiste, dunque, nel dire che non c’è stata premeditazione (il coltello impugnato dall’omicida sarebbe stato portato solo per intimidire), che Marfisi sarebbe stato preso da un raptus di gelosia e che non c’è stata crudeltà, «perché tutti i colpi inferti erano mortali, dunque non c’era volontà di far soffrire le vittime». Per Giancristofaro dovrebbe anche cadere l’accusa di tentato omicidio nei confronti di una terza amica della moglie, verso la quale ci sarebbe stata al massimo una minaccia. Anche le lesioni nei confronti della figlia sarebbero state solo accidentali. (a.i.)