Baby vandali in piscina, i gestori chiamano i carabinieri

CHIETI. Ultimo giorno di piscina aperta al pubblico finito nel caos allo stadio del nuoto di Chieti Scalo. Intorno alle 18.30 di giovedì scorso una cinquantina di ragazzi sui 15 anni ha deciso di...
CHIETI. Ultimo giorno di piscina aperta al pubblico finito nel caos allo stadio del nuoto di Chieti Scalo. Intorno alle 18.30 di giovedì scorso una cinquantina di ragazzi sui 15 anni ha deciso di chiudere la stagione estiva provocando problemi al personale e mettendo a rischio la sicurezza delle strutture. Ad impensierire gli adulti è stato, in particolare, il momento in cui i ragazzi sono saliti in gran numero sullo scivolo che, essendo una struttura fatta per scivolare in acqua, non è stato concepito per sopportare il peso di così tanti ragazzi scatenati. A un certo punto si è temuto il peggio. Lo scivolo sembrava che poteva cedere da un momento all’altro. Un bagnino di 25 anni ha tentato di far scendere i ragazzi e di riportarli alla ragione, ma per tutta risposta è stato scaraventato in piscina e ha sbattuto violentemente la schiena contro un cordolo di marmo. A quel punto è intervenuto il consigliere comunale Marco Di Paolo che, anche attraverso la minaccia di chiamare i carabinieri, è riuscito a riportare un po’ di calma nell’impianto. I carabinieri Di Paolo li ha poi chiamati sul serio, «anche se quando sono arrivati», spiega, «ormai la situazione era ritornata alla normalità, visto che i ragazzi, piano piano, a gruppetti, se ne sono andati. Ci sono stati, comunque, momenti che abbiamo vissuto con grande difficoltà». Apparentemente non c’erano motivazioni per quel comportamento. I ragazzi, probabilmente, volevano soltanto salutare a loro modo la stagione estiva della piscina che dal giorno dopo avrebbe chiuso i battenti, almeno per quanto riguarda gli impianti esterni. Solo che, così facendo, hanno messo a rischio la sicurezza di tutti. «È stata una bravata senza motivo: tutti sopra lo scivolo a saltare in fila indiana, sospesi a diversi mesi di altezza», ha concluso Di Paolo. (a.i.)

