«Baccalà», «mandarini» e «uova»: invece è la droga della ’ndrangheta

28 Gennaio 2022

L’accusa: «Il commercio di prodotti tipici calabresi utilizzato da Maiolo anche per trafficare cocaina» Gli investigatori ricostruiscono i viaggi della banda di stanza in Abruzzo nella roccaforte della cosca

SAN SALVO. «Baccalà», «mandarini» e «’nduja» per mascherare la cocaina venduta dalla ’ndrangheta alla banda di albanesi che controllava lo spaccio a San Salvo e nell’intero Vastese. L’indagine condotta dai carabinieri e dalla guardia di finanza dei comandi provinciali di Chieti, sfociata all’alba di lunedì in 20 arresti, ha svelato come il gruppo criminale guidato da Dritan Mici avesse scelto per rifornirsi di droga la ’ndrina di Angelo Maiolo, originario di Acquaro, in provincia di Vibo Valentia, anche lui finito in manette nel corso della maxi operazione dei militari del nucleo investigativo e del nucleo di polizia economico-finanziaria. Scrive il giudice Marco Billi: «Maiolo si occupa del commercio di alimenti su scala nazionale e all’estero (Germania e Svizzera) e, con specifico riferimento ai prodotti tipici calabresi, ha l’Abruzzo come piazza di riferimento. Maiolo, infatti, ha alcuni familiari da diversi anni a Montesilvano. È emerso, inoltre, che tra i soggetti con i quali si relaziona e intrattiene rapporti personali e commerciali figura Nicola Papaleo (anche lui arrestato, ndr), un commerciante di Francavilla al Mare».
I TRAFFICI ILLECITI
L’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia dell’Aquila, sotto il coordinamento del procuratore Michele Renzo e del sostituto Stefano Gallo, ha evidenziato «chiaramente come Maiolo utilizzasse il canale degli affari leciti di commercializzazione di prodotti alimentari anche per effettuare comunicazioni e spostamenti relativi ad attività di natura illecita». Gli investigatori ritengono che i legami tra gli albanesi e la ’ndrina in questione siano risultati lampanti anche dai numerosi viaggi che i componenti della banda di stanza a San Salvo hanno fatto in Calabria, nella «roccaforte» dei Maiolo, «ben quattro nel breve lasso di tempo che va da fine novembre 2019 a inizio agosto 2020. A tutti tranne uno ha partecipato direttamente Rodolphe Pinto, particolarmente legato ad Angelo Maiolo; e a ben tre viaggi ha preso parte lo stesso Mici».
L’INTERCETTAZIONE
Gli inquirenti definiscono rilevante un’intercettazione telefonica che risale alla trasferta calabrese di Pinto insieme a un complice. In quelle stesse ore Maiolo contatta un suo sodale, non indagato in questa inchiesta, ma in passato ritenuto responsabile di svariati reati, tra cui tentato omicidio e spaccio. Carabinieri e finanzieri considerano probabile che il capocosca stia organizzando «il trasporto di prodotti illeciti, verosimilmente dello stupefacente» perché per colloquiare utilizza l’utenza di una terza persona e «un linguaggio criptico e pieno di strani riferimenti». Maiolo, infatti, chiede al suo interlocutore di portare salumi e altri alimenti nel luogo in cui si incontrerà con Pinto e il complice. In particolare, parla di «7 chili di ’nduja» e di «40 uova».
VIAGGIO AL NORD
Tra il 13 e il 14 dicembre del 2019, invece, il clan albanese e i calabresi sono accusati di aver ricevuto nel nord Italia un ingente carico di droga: nello specifico, Luigi Di Iorio ha fornito l’autovettura per il trasporto dello stupefacente, poi guidata da Pinto, mentre Maiolo e Papaleo hanno fatto da «staffetta». Un paio di giorni prima, gli investigatori hanno captato una telefonata di Pinto a Maiolo in cui «i due, utilizzando un linguaggio volutamente criptico e facendo riferimento apparente all’attività commerciale di prodotti alimentari dello stesso Maiolo, organizzavano alcuni aspetti dell’attività illecita in programma». In questo caso, il calabrese parla di «quindici cartoni di baccalà». Il giorno successivo, sono sempre loro a discutere apparentemente di compravendita di alimenti: al «baccalà» si aggiungono «arance» e «mandarini». I militari precisano: «Il carattere criptico della conversazione deve essere considerato unitamente al fatto che, poche ore prima, Angelo Maiolo si trovava proprio a San Salvo insieme a Dritan Mici al bar Blue Marine III», base operativa dei traffici illeciti.
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