Bagarre per l’area verde venduta a un privato

Lanciano. Comune sotto accusa per un terreno dove giocavano i bambini. Caporale pensa alle dimissioni
LANCIANO. La vendita di un terreno destinato a verde pubblico a un privato, provoca un terremoto all'interno di Palazzo di città con probabili conseguenze a livello giuridico e amministrativo. Si tratta di una piccola area verde di 680 metri quadri all'interno del complesso edilizio di piazza Miscia, dietro via Don Minzoni. L'area era inizialmente indicata come comparto, dal momento che i costruttori delle palazzine intorno l'avevano lasciata a beneficio della collettività, a seguito di accordi comunali così come avviene per tanti complessi edilizi. Poi, a seguito di una legge nazionale che lo permetteva, è stata individuata dal Comune come parcheggio pubblico e non più come area verde. Fino a finire, assieme ad altre decine di piccole o grandi particelle, nel piano delle alienazioni comunali in cui l'ente vende i suoi "gioielli di famiglia" per fare cassa.
Il problema, come si evidenzia da più parti in città, sta proprio nel fatto che l'area non era inutilizzata, anzi, era frequentata da un centinaio di famiglie della zona che ci portavano i bambini a giocare, e che l'acquirente, ad un costo pare meno di 50 euro al metro quadro in una zona ad alto valore residenziale, è proprio il confinante di quest'area.
A sollevare la questione è stato Pierluigi Vinciguerra, presidente di Italia Nostra Lanciano. «Sono stato avvisato da alcuni residenti», spiega, «che si sono accorti, purtroppo tardi, di quanto era stato deliberato ad agosto. Sia chiaro, è tutto regolare ed è stato fatto tutto in termini di legge. Ma sia la maggioranza che l'opposizione consiliare non hanno controllato adeguatamente cosa stavano mettendo in vendita. Non si trattava di un'area incolta, ma di un piccolo polmone verde a uso dei cittadini. Un'amministrazione che fa del verde il suo cavallo di battaglia, questa volta del verde e del pubblico se ne è fregata altamente».
E i riflessi politici non sono tardati ad arrivare, tanto da aver spinto l'assessore alle politiche ambientali, Davide Caporale, ad annunciare di star valutando le sue dimissioni per una questione considerata «inopportuna». Anche il consigliere di Articolo 1, Piero Cotellessa, ha espresso il suo rammarico nell'essersi accorto troppo tardi dell'errore. «Non bisogna mai supporre nulla», ha scritto sul suo profilo Facebook, «ma controllare tutto con attenzione sulle planimetrie catastali. Cosa che non ho fatto e ho sbagliato. Il più brutto voto in consiglio comunale in dieci anni, non mi darò pace».
Intanto l'amministrazione sta pensando a come riparare l'errore. Ma le prospettive non sono buone. L'area è già stata circoscritta ed è stata effettivamente ceduta con atto notarile. «Chi paga i danni per questa operazione scellerata?», domanda l'imprenditore Donato Di Campli, prossimo alla partecipazione alle elezioni comunali, «se qualcuno ha sbagliato deve assumersene la responsabilità».
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