Baki, Jude, Badra e Wazir: la libertà è rimasta un sogno

6 Giugno 2019

Lanciano. Il Cas e le opportunità perdute dagli ospiti: le storie e le reazioni Il preside Orecchioni: per altri quattro di loro erano già pronti i contratti di lavoro

LANCIANO. È da lunedì che Baki non torna a scuola. Ha gli esami di terza media e i compagni e i professori si domandano che fine abbia fatto, lui che era così puntuale e presente. Non tutti sanno che quel ragazzo della Costa d'Avorio che sorride sempre e studia con passione per avere un titolo di studio italiano non torna a Lanciano perché è stato trasferito in 72 ore in altra destinazione. Ha fatto appena in tempo a comprarsi una valigia. Era un ospite del Cas (Centro di accoglienza straordinaria) di Villa Elce e, a causa di problemi che nessuno sa spiegargli, forse perderà l’opportunità che cercava da mesi. Prima di lui, prima ancora che il Cas di Villa Elce chiudesse per inagibilità dopo tre anni in cui tutto sembrava invece perfettamente regolare, alcuni suoi compagni invece ce l’hanno fatta. Si chiamano Jude, Badra, Wazir. Hanno storie, lingue ed età diverse, ma da qualche settimana vivono e lavorano a Lanciano. Pagano le tasse. Anche per quelli che li guardano con la faccia cupa e biascicano amaro. Abitano nel centro storico dove le case in affitto non le vuole più nessuno. Ma loro sì, a loro piace tornare a casa dopo il lavoro, a piedi, e trovare le luci fioche a fare le ombre sui muri antichi. Uno è afghano e due sono africani. I loro datori di lavoro sono entusiasti. Di quello che lavora in un agriturismo della zona i titolari dicono che sa mungere le mucche meglio del proprietario. È dolce e rispettoso, dice sempre grazie.
Jude, Badra, Wazir, sono quelli che, mentre il Comune cerca ancora una spiegazione dalla prefettura per l’immediato trasferimento degli ospiti del Cas di Villa Elce, hanno provato a farcela da soli. Non sono più migranti “a sbafo”. Non hanno mai voluto esserlo.
«Come loro ce ne sono tanti», racconta il preside Gianni Orecchioni, volontario della scuola di italiano per stranieri Penny Wirton, «altri quattro erano in procinto di uscire dal Cas grazie ai contratti di lavoro. Dei trasferiti la maggior parte sta ad Atessa e poi ci sono Vasto e Torino di Sangro. Ma per chi lavorava qui ora è difficile. I datori di lavoro si sono offerti di andarli a prendere in auto, ma quanto durerà questa situazione?».
Su tutte resta una domanda che Baki forse si sarà fatto mille volte in queste ore: perché questa brusca interruzione di una storia di integrazione così bella?
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