Balneatore suicida in ospedale: ora il giudice chiede nuovi esami

Un’altra perizia servirà a fare chiarezza sulle responsabilità per la morte del 68enne Luciano Papa Rischiano il processo per omicidio colposo il primario di Medicina e il coordinatore degli infermieri
CHIETI . Per fare luce sulle responsabilità del suicidio in ospedale del balneatore pescarese Luciano Papa c’è bisogno di un’ulteriore perizia. Lo ha deciso il giudice Luca De Ninis nel corso di un’udienza preliminare che si è svolta ieri pomeriggio nel tribunale teatino. Il giudice doveva decidere sul rinvio a giudizio per omicidio colposo del primario di Medicina generale 2 dell’ospedale di Chieti, Ettore Porreca, e del coordinatore infermieristico dello stesso reparto, Carlo Della Pelle, ma ha preso tempo chiedendo un ulteriore approfondimento.
La perizia servirà a approfondire sul rischio suicidiario dello storico balneatore di 68 anni che il 13 febbraio del 2019 si gettò dalla finestra del bagno della stanza in cui era ricoverato. Un volo di cinque piani: dall’undicesimo livello al cortile interno del sesto livello. Un testimone che ha assistito alla scena e il bigliettino lasciato sul comodino fanno sì che non ci siano dubbi sul suicidio. L’indagine è partita invece per verificare se la vigilanza adottata dal personale sanitario sia stata adeguata alle patologie del paziente e ai farmaci che assumeva. Il giudice De Ninis ha già nominato il perito, affidando il compito al medico legale Cristian D’Ovidio.
L’incarico gli verrà ufficialmente assegnato il prossimo 19 ottobre. All’esito della perizia, il giudice potrà decidere se mandare a processo o meno il noto primario teatino e il coordinatore infermieristico di Casacanditella. In un primo momento, la procura aveva chiesto l’archiviazione perché «nulla poteva lasciare sospettare ciò che poi è accaduto» e «nessun rimprovero può essere mosso neanche in ordine all’assistenza fornita, adeguata al caso clinico». Ma il figlio del balneatore, Lorenzo Papa, assistito dagli avvocati Alessandro Giancristofaro e Remo Donatelli, si è opposto. Il giudice Andrea Di Berardino ha ordinato l’imputazione coatta. Medico e infermiere sono accusati di aver «sottovalutato la rilevanza psichiatrica della sintomatologia e la storia clinica di Luciano Papa», si legge nel capo d’imputazione, «non attuando un attento monitoraggio del paziente e non impedendo che si lanciasse dalla finestra».
Più nel dettaglio, a fronte della richiesta di dare corso a una consulenza psichiatrica, come risulta dal certificato redatto dal servizio di neurologia, il primario e il capo-infermiere – è riassunto nel capo d’imputazione – hanno «ignorato tale necessità, così da precludere anche l’attuazione di specifiche procedure di cautela». Viene anche sottolineato che, proprio in considerazione della storia clinica di Papa, il paziente avrebbe dovuto essere gestito con maggiore cautela, come era avvenuto all’ospedale di Pescara, da dove il balneatore era stato trasferito e in cui erano state disposte misure molto più severe per il controllo del paziente. Papa era un balneatore molto conosciuto: nel 1979 acquistò lo stabilimento Plinius gestendolo per 35 anni insieme al figlio Lorenzo. Fu tra i primi, nel Dopoguerra, insieme ad altri membri della famiglia, a fondare gli stabilimenti balneari a Pescara, da Zara al Plinius passando per La Venezia, oggi Tramontana. È stato anche un uomo di sport: campione di salto in alto, docente di educazione fisica e allenatore.

