Palmoli

Bambini del bosco, Catherine e Nathan: «Così la nostra famiglia rispetta il modello culturale italiano»

20 Maggio 2026

La vicenda di Palmoli. I genitori scrivono ai giudici: «L’istruzione parentale è riconosciuta dalla legge». Ecco il nuovo documento

PALMOLI. Sette pagine per descrivere un progetto di vita «fondato su amore, stabilità, creatività, salute e senso di comunità». Sette pagine per dimostrare che «la scelta consapevole di far socializzare i nostri figli all’interno di una solida comunità di adulti di riferimento positivi e di bambini di diverse fasce d’età è coerente con il modello culturale italiano di famiglia». I genitori del bosco di Palmoli scrivono ai giudici del tribunale per i minorenni dell’Aquila e chiedono di poter riabbracciare i loro tre bimbi, dallo scorso 20 novembre collocati in una casa famiglia di Vasto. Il documento a firma di Catherine Birmingham e del marito Nathan Trevallion è allegato alla contro-relazione con cui i consulenti di parte Tonino Cantelmi e Martina Aiello contestano le conclusioni della perita Simona Ceccoli. «Offriamo ai nostri figli gli elementi fondamentali della società italiana, tra cui la centralità della famiglia, la priorità dei legami affettivi profondi, la lealtà intensa e il sostegno intergenerazionale, rispetto all’individualismo», scrive la coppia anglo-australiana.

GLI ASSISTENTI SOCIALI

Quanto alla scuola, «abbiamo scelto di educare mediante l’istruzione parentale (homeschooling) in conformità con la legge. Nutriamo profondo rispetto per il quadro normativo italiano che la riconosce come una modalità legittima. È proprio in virtù di tale riconoscimento che abbiamo scelto l’Italia come Paese in cui crescere i nostri figli». I genitori, poi, precisano: «In due occasioni ci siamo recati a Castiglione (dove si trova l’istituto scolastico di riferimento per Palmoli, ndr) per incontrare gli insegnanti e informarli delle nostre scelte educative e del programma adottato. La nostra figlia maggiore ha sostenuto il suo primo esame annuale a Castiglione il 14 giugno 2024. È stata esaminata da quattro docenti, che l’hanno ritenuta competente per la sua età e idonea, avendo superato con esito positivo tutte le parti previste della valutazione. Tutti e quattro gli insegnanti hanno inoltre sottolineato la sua intelligenza. Dopo aver discusso l’intenzione di coinvolgere anche i nostri gemelli nello stesso percorso in futuro, gli insegnanti ci hanno confermato l’appropriatezza di tale scelta per i nostri figli e siamo rimasti molto soddisfatti del rapporto positivo instaurato con i docenti e con l’istituto in vista delle future valutazioni. Come le altre circa 10.000 famiglie in Italia che praticano con competenza l’istruzione parentale, perseguiamo un approccio educativo che valorizzi l’unità familiare, garantisca un apprendimento individualizzato di elevata qualità e sostenga lo sviluppo emotivo, mentale e fisico dei nostri figli».

PERCHE’ LA SCUOLA PARENTALE

C’è un prima e un dopo nel rapporto con le istituzioni: «Purtroppo, l’intervento dei servizi sociali nella nostra vita a partire dal 28 settembre 2024, unitamente alla campagna allarmistica tuttora in corso, ha significativamente compromesso il nostro valido programma educativo e il rapporto positivo che avevamo costruito con la scuola di Castiglione. A seguito del contatto dei servizi sociali con la scuola, l’istituto di Castiglione, di cui avevamo piena fiducia, ha improvvisamente interrotto ogni rapporto con noi, negandoci la possibilità di sostenere future valutazioni presso la stessa». Nathan e Catherine riassumono in tre punti le ragioni alla base della scelta dell’istruzione parentale. Il primo: «Il mantenimento dell’unità familiare consente di sviluppare legami sicuri con i genitori e con adulti di fiducia all’interno della nostra comunità». E qui vengono richiamati gli studi di Nordon Neufeld e Gabor Maté, «psicologi riconosciuti a livello internazionale». Al secondo punto, si legge che si tratta della «migliore istruzione possibile», perché consente «di adattare l’apprendimento agli interessi, ai punti di forza, alle motivazioni e alla serenità di ciascun bambino. Laddove non siamo in grado di fornire direttamente determinate conoscenze o competenze, ci avvaliamo attivamente del supporto di professionisti, amici, membri della comunità e risorse educative online. Tale flessibilità ci consente di soddisfare le esigenze individuali in modo difficilmente realizzabile in un contesto standardizzato». Nel terzo punto, i genitori del bosco pongono l’accento sulla «libertà di sviluppo attraverso la natura e il gioco spontaneo». Più nel dettaglio: «I nostri figli possono sviluppare autonomia, immaginazione e resilienza, spesso in collaborazione con fratelli e coetanei. Nathan ed io abbiamo apportato significativi cambiamenti alle nostre vite per essere presenti per i nostri figli durante questi anni di formazione. Il nostro obiettivo è crescere giovani equilibrati, riflessivi, empatici e motivati, capaci di contribuire positivamente alla società, nonché garantire il loro benessere fisico, mentale ed emotivo a lungo termine nella vita adulta».

«LI ABBIAMO PROTETTI»

La coppia anglo-australiana ritiene di aver protetto i tre figli «da alcune delle difficoltà che molti bambini incontrano nelle scuole in tutto il mondo. Riteniamo di aver agito nel superiore interesse dei nostri figli proteggendoli dal bullismo scolastico, dal cyberbullismo, dalla depressione infantile, dall’ansia e, purtroppo, dal suicidio minorile, fenomeni che a livello globale rappresentano un rischio in aumento per i giovani studenti. Esistono migliaia di studi italiani basati su evidenze scientifiche in questo ambito».

PIANO DI SOCIALIZZAZIONE

«Nathan e io abbiamo un piano di socializzazione che stiamo attuando con i nostri tre figli sin dal nostro arrivo a Palmoli. Abbiamo consapevolmente creato per i nostri figli un ricco contesto di esposizione sociale positiva, sia con coetanei sia con modelli adulti positivi». I genitori parlano di «visite settimanali regolari» con amici che hanno figli piccoli: «Cuciniamo insieme e realizziamo strutture nella nostra proprietà. L’ultimo progetto realizzato con il contributo di tutti i bambini è stata la costruzione della nostra legnaia». Non mancano gli incontri con i nipoti dei vicini, mentre i bimbi restavano spesso anche a dormire da una coppia di amici, dove apprendevano «competenze di vita, tra cui la conservazione degli alimenti, le costruzioni ecologiche e il consolidamento della lingua italiana. I nostri figli interagiscono liberamente, giocano, socializzano e collaborano per raggiungere obiettivi che implicano creatività, immaginazione, problem solving e ingegno». I tre bimbi andavano con i genitori a fare la spesa a San Salvo, frequentavano negozi e parchi, avevano «interazioni con altri bambini del luogo». Senza considerare i «contatti regolari», attraverso le videochiamate, «con i parenti che vivono in Inghilterra e in Australia». Tirando le somme, scrivono Nathan e Catherine, «abbiamo sempre tratto conforto dalla nostra scelta di istruzione parentale, consapevoli che i nostri figli dispongono di una ricca e costante interazione quotidiana reciproca. Aiutare, condividere, confortare, cooperare, offrire e manifestare empatia, ovvero, tutte le competenze sociali necessarie».

L’ASPETTO SANITARIO

Nell’ultimo capitolo del documento, la coppia afferma con decisione: «Siamo sempre stati aperti e disponibili nei confronti dei servizi offerti dal sistema sanitario italiano. Non siamo mai stati contrari agli interventi medici, né abbiamo mai evitato intenzionalmente le cure. Fortunatamente, non abbiamo avuto necessità frequente di assistenza medica grazie al buono stato di salute dei nostri tre figli».