Comunali Chieti, Bersani scommette su Legnini: «Sono da sempre al suo fianco»

L’ex ministro allo Scalo: «Dopo la vittoria nel Referendum, ora replichiamo anche nei Comuni»
CHIETI. Per Pierluigi Bersani c'è un biglietto vincente da non perdere: è quello che al centrosinistra arriva dalla vittoria del Referendum sulla giustizia ed è quello che potrebbe arrivare dal risultato elettorale degli oltre 600 comuni al voto. Ma c'è anche il rischio di «buttar via quel biglietto vincente. Che volete... siamo fatti così». Una delle figure più riconoscibili della sinistra italiana degli ultimi quarant’anni, l'ex ministro Bersani è stato ospite ieri pomeriggio a Chieti, sul palco di piazzale Marconi allo Scalo, della campagna elettorale a sostegno del candidato sindaco di centrosinistra Giovanni Legnini, intervistato dal direttore del Centro Luca Telese.
Dal palco teatino l'ex segretario nazionale del Partito Democratico lancia un monito allo schieramento progressista: «Occorre che tutte le forze della coalizione riescano a non cantare più da solisti e inizino a cantare in coro». E a proposito del referendum, «il giorno dopo la vittoria sarebbe stata l'occasione di dir qualcosa in coro. Magari di dire che questa non è una vittoria nostra, ma è una vittoria di chi ha a cuore la Costituzione». E allora per Bersani si possono fare anche le primarie, ma purché «si stringano i bulloni» del meccanismo, vale a dire che ci si metta d'accordo «su quelle cinque o sei cose che bisogna fare. Un po' come ha detto Legnini prima». Il candidato sindaco aveva appena raccontato di come aveva creato la sua coalizione fatta di sette liste: partendo dalle cose da fare e appunto mettendosi d'accordo sul programma.
In piazza arriva tanta gente. La stessa piazza che qualche giorno prima aveva ospitato il vicepremier Matteo Salvini - arrivato anche lui a sostegno di un altro candidato sindaco, il leghista Mario Colantonio - si riempie più o meno allo stesso modo. Le domande toccano temi di cronaca come il caso dall'auto lanciata contro i pedoni a Modena e Salvini diventa il paradigma di chi strumentalizza un problema, come quello dell'immigrazione, a fini elettorali. «Non abbiamo un meccanismo funzionante per gestire l'immigrazione e finché non abbiamo un sistema ben organizzato per gli ingressi, non riusciremo mai a razionalizzare il problema e quindi a trattarlo in maniera anche rigorosa. Il centrodestra lo usa solo per fare propaganda, senza risolvere alcunché». Quanto alla questione sicurezza, «è roba seria e va affrontata in modo serio: bisogna innanzitutto tenere d'occhio gli elementi di grave squilibrio sociale, poi sostenere, non a parole, le forze dell'ordine e infine avere certezza della pena».
Nell'anniversario dei dieci anni dalla morte di Marco Pannella, non manca un ricordo del leader radicale. Bersani racconta un aneddoto: un incontro con Pannella per cercare convergenze politiche, che stava andando fin troppo bene. Tanto che Pannella a un certo punto sembra preoccuparsene: «So che non sei biodegradabile», gli dice Bersani, allora segretario Pd, «ti prendo come sei, mi muovo io». Il ricordo di Pannella e della sua grande passione politica, porta Bersani a sottolineare come, a suo avviso, in particolare nelle nuove generazioni, ci sia un «risveglio di contenuti ideali. La gente ha il diritto di sapere come la pensiamo sui grandi temi. A partire dal no alla guerra, senza se e senza ma. Come hanno detto Papa Leone e Pedro Sanchez. Noi siamo contro a qualsiasi stato che ne occupi un altro: che sia l'Ucraina, che sia la Cisgiordania, il Libano o la Siria. Pensiamo che il massacro di civili e di bambini sia la vergogna dell'umanità. E pensiamo che a chi piace Trump, e ce ne sono ancora diversi al governo, deve farsi visitare da uno molto bravo». Non manca una censura su Netanyahu: «Pensiamo che Netanyahu stia portando Israele a diventare uno stato fuori legge: è una vergogna che stiamo accettando senza batter ciglio che ci sequestrino degli italiani in acque internazionali».
«Assistiamo a una fase di dequalificazione del lavoro», dice l'ex ministro, secondo cui «la nostra democrazia costituzionale è stata presidiata da un soggetto che si chiamava lavoro e che ora risulta frantumato. Bisogna far ripartire una stagione riformatrice, perché in questi ultimi quattro anni questo governo non ha fatto nulla», dice ancora ricordando le sue liberalizzazioni passate alla storia con il termine «lenzuolate». Ma anche sulle liberalizzazioni si deve stare attenti. Perché vanno bene se vengono intese come strumenti «per difendere il cittadino e l'impresa dalla prepotenza dello Stato. Ma altra cosa succede se si liberalizzano i subappalti a cascata, in questo caso rafforzo la prepotenza del mercato».
L'ex ministro parla per quasi due ore. La platea lo segue nonostante stia cominciando a fare freddo. Fa anche digressioni storiche e analisi complesse che alterna a temi trattai con linguaggio diretto, popolare e spesso ironico. L’intercalare emiliano “socc” diverte la piazza. Su Legnini spende belle parole: «L'ho sempre sostenuto. Tutte le volte che ha fatto un passo, io c'ero. E siccome di passi ne ha fatti tanti, è anche difficile stargli dietro. Verso di lui ho stima e amicizia. Ma non si tratta di stima nata dall'amicizia, al contrario è l'amicizia che è nata dalla stima. Perché l'ho visto all'opera. Ce n'è mica molti come lui in giro? Se Chieti perdesse un'occasione come questa mi stupirei molto». Legnini lo ringrazia, ma ricorda che si trova di fronte a una «sfida senza precedenti, a causa delle plurime emergenze che sta vivendo il Comune di Chieti. Siamo chiamati a restituire futuro alla città e a recuperare la fiducia dei cittadini. Noi siamo pronti, dopo settimane di campagna elettorale intensa e partecipata, abbiamo ritrovato una comunità viva che vuole una città attrattiva, inclusiva, forte e sicura».
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