Vigili del fuoco morti nella Valle dell’Avello, a processo il direttore del Parco della Maiella

Rinviato a giudizio Di Martino per omicidio colposo. La procura: mancavano i cartelli con i divieti.
Chiesta l’archiviazione per il presidente Zazzara e la sindaca Di Giorgio: a settembre la decisione
CHIETI
A 15 mesi dalla tragedia nella forra della Valle dell’Avello, il giudice Maurizio Sacco, nell’udienza preliminare di ieri, ha rinviato a giudizio Luciano Di Martino, direttore del Parco Nazionale della Maiella e unico imputato nell’inchiesta con l’accusa di omicidio colposo. Il caso della morte dei vigili del fuoco Emanuele Capone, di Chieti, e Nico Civitella, di Guardiagrele – entrambi di 42 anni, annegati mentre praticavano canyoning a Pennapiedimonte – entra quindi in una nuova fase giudiziaria, con l’udienza attesa il 23 settembre. Secondo il pubblico ministero Giancarlo Ciani, che ha coordinato le indagini dei carabinieri forestali, mancavano i cartelli per vietarne l’accesso.
L’ACCUSA
Al centro dell’accusa formulata dalla procura, infatti, ieri rappresentata in aula dal procuratore capo Giampiero Di Florio, c’è soprattutto la segnaletica nell’area del Balzolo. Secondo la procura, Di Martino avrebbe omesso di predisporre cartelli con il divieto di accesso alla forra, pur essendo noto che la profonda e stretta gola dell’Avello veniva frequentata per attività di canyoning. Non solo. L’accusa gli contesta anche di non aver fatto rimuovere alcuni cartelli artigianali, installati da utenti lungo una parte del percorso, che indicavano l’ingresso nella gola e che avrebbero potuto far ritenere accessibile il percorso.
LA DIFESA
Una ricostruzione contestata dalla difesa del direttore Di Martino, affidata all’avvocato Vincenzo Di Girolamo. Secondo la tesi difensiva, nell’area i cartelli c’erano e il canyoning sarebbe un’attività sportiva che prevede alla base una serie di autorizzazioni. Difesa che chiede anche approfondimenti sui motivi per i quali i quattro vigili del fuoco quel giorno indossassero le divise del Corpo, e su quali eventuali indicazioni fossero state impartite loro dal comando provinciale di Chieti.
LA TRAGEDIA
Era il 30 aprile del 2025. Capone e Civitella erano entrati nella forra insieme ai colleghi Giulio De Panfilis e Gabriele Buzzelli, tutti liberi dal servizio. Partiti dal Balzolo, avevano raggiunto il Vallone delle Tre Grotte e quindi l’alveo dell’Avello. In prossimità di una cascata, la situazione è diventata drammatica. Buzzelli era finito laghetto sottostante, venendo recuperato da De Panfilis. Capone, sceso subito dopo, era rimasto invece bloccato, sprofondando. Civitella aveva provato a soccorrerlo, ma non è più riemerso. Per la procura, nell’incidente ha avuto un peso anche l’elevata portata dell’acqua, ma le omissioni contestate al direttore del Parco avrebbero consentito ai quattro di entrare in una forra che non avrebbe dovuto essere accessibile.
LE FAMIGLIE
Ieri si sono costituiti parte civile la moglie, i figli minorenni e i genitori di Capone e la moglie di Civitella, assistiti dagli avvocati Massimo Di Rocco, Dario Marrocco e Silvana Vassalli. Le richieste risarcitorie superano complessivamente il milione di euro, anche in considerazione della giovane età delle vittime e della presenza di figli minorenni. «Abbiamo analizzato i video», ha detto l’avvocato Di Rocco, «e i fatti che emergono legittimano l’approfondimento dibattimentale». La legale Vassalli difende l’uso della divisa: «In quel modo potevano giustificare la loro presenza come una perimetrazione di zona, una perlustrazione e uno studio di attività in caso di pericolo».
SINDACO E PRESIDENTE
Ma il ballo non c’è solo il rinvio a giudizio di Di Martino. Il giorno precedente all’apertura del processo, il 22 settembre, è infatti fissata la discussione sulle opposizioni alle richieste di archiviazione avanzate dalla procura nei confronti del presidente del Parco Nazionale della Maiella Lucio Zazzara e della sindaca di Pennapiedimonte Rosalina Di Giorgio. I legali delle famiglie chiedono di non archiviare.
©RIPRODUZIONE RISERVATA

