Bambino con un finto padre: ora in due rischiano il processo

Nei guai la madre e l’ex marito, entrambi tunisini, per una falsa dichiarazione davanti all’anagrafe Ma lui si difende: «Lei mi ha ingannato, pensavo che fosse mio figlio». La scoperta dall’esame del Dna
CHIETI. Un bambino con un finto padre e due persone – la madre vera e il genitore falso – che rischiano di finire sotto processo per un reato, l’«alterazione di stato civile», punito con il carcere da tre a dieci anni. Si può riassumere così lo spinoso caso arrivato ieri mattina davanti al giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Chieti Maurizio Sacco. Dopo le indagini dei poliziotti della squadra mobile, il pubblico ministero Giancarlo Ciani (in aula c’era il sostituto procuratore Lucia Anna Campo) ha chiesto il rinvio a giudizio di entrambi gli imputati, una 34enne e un 28enne di origine tunisina. Per l’accusa, i due hanno alterato «lo stato civile» del neonato facendo risultare all’anagrafe, contrariamente al vero, che il padre biologico era il 28enne, attribuendo così al piccolo il suo cognome.
La donna, ora difesa dall’avvocato Donato Carinci, ha raccontato agli assistenti sociali che, una volta arrivata a Chieti dopo aver vissuto in altre parti d’Italia, ha iniziato la convivenza con un uomo originario del Foggiano. Nel 2020 è rimasta incinta, ma il compagno ha avuto problemi giudiziari ed è finito in carcere. Così lei, per paura di poter perdere il figlio, ha deciso di farlo riconoscere da un amico di famiglia, ovvero il 28enne. Solo quando il convivente è andato ai domiciliari, la donna ha detto la verità.
La versione dell’imputato, assistito dall’avvocato Rocco Di Sipio, è completamente diversa. Lui riferisce di aver avuto una relazione con la 34enne. Quando è rimasta incinta, lei gli ha assicurato che il figlio era suo. E lui ha scelto di sposarla. Ma, a distanza di qualche mese, insospettito dai tratti somatici del bambino, il giovane ha deciso di chiedere l’esame della Dna, attraverso il quale ha scoperto tutto. A quel punto ha avviato sia le pratiche per separarsi dalla moglie che l’azione di disconoscimento della paternità.
La decisione sul rinvio a giudizio sarà presa nell’udienza in programma il prossimo 12 novembre.
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