Bancarotta, condannato a 6 anni

L’imprenditore Candeloro sotto accusa per il fallimento della ditta Picasso
CHIETI. Era nata come società che doveva occuparsi della lavorazione di materiali ferrosi con sede a Rosciano, poi però aveva cambiato del tutto settore ed era passata ad occuparsi di un ristorante a Francavilla al Mare e più tardi ancora di un bar a Chieti Scalo. Ma quando la Banca dell’Adriatico, a fronte di un decreto ingiuntivo rimasto insoluto, si è rivolta al tribunale di Chieti, chiedendone il fallimento. È partito l’iter per il fallimento, dichiarato nel 2013, ma le sorprese sono arrivate quando il curatore fallimentare cerca di mettere ordine ai conti. Si scopre, infatti, che non ci sono le scritture contabili e che già la Guardia di finanza aveva aperto un’inchiesta su una società che comunque, ha detto ieri mattina in aula il curatore, nel 2007 e nel 2008 faceva comunque degli utili di tutto rispetto, dell’ammontare di oltre 2 milioni di euro. Nonostante non vi fossero i registri.
È stato per questo motivo condannato alla pena di sei anni, con l’accusa di bancarotta documentale per il fallimento della società Picasso, l’amministratore delegato Bruno Candeloro, 67 anni di Chieti. Il pubblico ministero Giancarlo Ciani aveva chiesto una condanna a 5 anni. Il collegio giudicante, presieduto da Geremia Spiniello e composto da Andrea Di Berardino e Valentina Ribaudo, gliene ha dato uno in più.
La difesa si era imperniata sul fatto che Candeloro non si ritenesse compiutamente a capo della società, ma che avesse assunto il ruolo per conto di altri. (a.i.)

