«Bancarotta fraudolenta» per Angelucci e la madre

26 Luglio 2015

Indagati gli ex amministratori della società Ida Lio e il figlio Riccardo Il pm: hanno distratto e occultato beni dell’impresa per oltre un milione di euro

SANT’EUSANIO DEL SANGRO. Avrebbero distratto fondi della società di cui erano rispettivamente amministratore unico e amministratore di fatto, per un importo di 1.347.405 euro. Con questa accusa, il pubblico ministero Anna Benigni ha chiuso le indagini preliminari su Ida Lio e sul figlio Riccardo Angelucci, titolari della ditta Ceramiche Gravena Srl, dichiarata fallita dal tribunale di Lanciano il 12 novembre 2013. Insomma, c’è l’ipoteasi di reato della bancarotta fraudolenta per madre e figlio, che la città frentana conosce ancora per essere stati insieme al compianto padre Ezio Angelucci, ai vertici del Lanciano calcio degli anni Ottanta.

Secondo il pubblico ministero Benigni, infatti, i due imprenditori “al fine di procurarsi un ingiusto profitto o comunque recare pregiudizio ai creditori, in data successiva rispetto al maturarsi dello stato di decozione, distraevano, occultavano, distruggevano o comunque dissipavano i beni merce dell’impresa per un valore di 1.347.405 euro, inseriti contabilmente tra le rimanenze al 31 dicembre 2012 e non rinvenuti dal curatore fallimentare in sede di inventario”.

Sempre secondo le accuse formulate dalla Procura di Lanciano, Ida Lio e Riccardo Angelucci, “non aggiornavano correttamente il libro degli inventari a far data dall’anno 2003, tenevano irregolarmente i libri sociali, redigevano i bilanci di esercizio degli anni 2009, 2010, 2011 e 2012 in base a criteri non coerenti con quelli utilizzati nei precedenti esercizi, non rendendo così possibile la ricostruzione del patrimonio e del movimento degli affari”. Inoltre i due imprenditori “al fine di occultare lo stato di dissesto e ritardare il fallimento nel bilancio di esercizio al 31 dicembre 2008, sopravvalutavano il patrimonio aziendale assegnando, allo stabilimento industriale un valore di 14.390.118,33 euro, con un incremento di valore di 11.390.044,33 euro”.

I capi d’imputazione sui due imprenditori della Ceramiche Gravena sostengono anche che, in concorso tra loro, “omettevano il versamento entro il termine previsto per la presentazione della dichiarazione annuale modello 770 per l’anno 2011, delle ritenute d’acconto risultanti dalla certificazione rilasciata ai sostituti per 108.618 euro” e “non versavano nei termini previsti l’Iva ritenuta e dovuta in base alla dichiarazione relativa all’anno d’imposta 2011 per 161.061 euro”. I due imprenditori hanno ora venti giorni di tempo per presentare eventuali memorie difensive. Sulla scorta di quella documentazione, il pubblico ministero ufficializzerà l’eventuale richiesta di rinvio a giudizio.

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