Banche condannate La Provincia incassa

18 Ottobre 2017

Sotto accusa le spese nascoste, Bnl e Unicredit versano 2 milioni

CHIETI. Una condanna che vale 1,2 milioni di euro, un’altra da 1,1 milioni. Due sentenze che alimentano un tesoretto da oltre due milioni e riportano fondi nelle casse vuote della Provincia di Chieti. I tribunali di Chieti e di Milano hanno annullato i contratti di derivati sottoscritti dalla Provincia con le banche Bnl e Unicredit e condannato gli istituti di credito a restituire gli «indebiti trattenuti». Ma le pronunce di primo grado non chiudono il caso collar swap: le banche hanno annunciato ricorsi in Corte d’Appello.
Ristrutturare i debiti. Tutto ruota intorno alle operazioni di ristrutturazione dei debiti della Provincia avviate a partire nel 2001, durante la presidenza di Mauro Febbo: all’epoca, la Provincia sottoscrisse i primi contratti con le banche per coprire i debiti della spesa pubblica attraverso prestiti obbligazionari chiamati purple collar. Nel 2006, all’epoca di Tommaso Coletti presidente, ci fu un’altra operazione e si rifinanziò il tutto con 4 collar swap, due con la Bnl e altri due con l’Unicredit: sono questi i contratti finiti, poi, al centro dei contenziosi e adesso annullati.
Derivati. I collar swap sono contratti di prestito tra banca e cliente che permettono di fissare un tetto al rialzo del tasso variabile ma con la rinuncia ai benefici di un eventuale movimento a ribasso oltre un livello soglia predefinito. E cosa è accaduto a Chieti? Nel 2013, con i rendimenti negativi, la Provincia ha fatto controllare i contratti da una società di consulenza e si è scoperto che «già al momento del perfezionamento dei singoli contratti, gli stessi presentavano un mark to market negativo a svantaggio dell’ente». Significa, secondo la società di consulenza, «commissioni occulte a vantaggio dell’istituto di credito» e in danno della Provincia.
Il contenzioso. La Provincia, così, ha portato le banche in tribunale. Durante il giudizio, un consulente nominato dal tribunale di Chieti ha detto che i contratti tra Bnl e Provincia «alla data della loro sottoscrizione avevano un valore negativo per la Provincia rispettivamente di 265 mila euro e 129 mila euro». La Provincia, invece, sottoscrisse quei collar swap «nella convinzione che fossero strutturati in termini di parità (contratti par)». La sentenza spiega: «Dalle schede contrattuali, invece, emerge che la banca dichiarò in ciascun contratto il valore (premio) equivalente delle due opzioni scambiate: nel primo dichiarate di 600 mila euro e nell’altro di 260 mila euro ognuna. Equivalenza, per quanto rilevato, non corrispondente alla realtà». È un passaggio decisivo della sentenza del giudice Alberto Iachini Bellisarii: «Assume rilievo», dice il documento, «la dichiarata (ma in realtà non vera) equivalenza dei valori delle opzioni scambiate: disvalore che, essendo la Provincia all’oscuro, delle differenti quotazioni di floor e cap, non può dirsi accettato». Secondo la sentenza, in questa condizione, la banca si sarebbe assicurata un’entrata maggiore a fronte di un rischio più elevato scaricato sulla Provincia in base all’andamento dei mercati finanziari: «Si ha una remunerazione non esplicitata alla controparte e per di più tramite non una fee (una partita monetaria), ma un surplus di alea a carico del cliente (e quindi derogando al criterio dell’equilibrio iniziale)». Pertanto, la conclusione del giudice teatino è questa: «Al difetto di consenso negoziale consegue la nullità dei due contratti Swap». È per questo che la banca è stata condannata a restituire 656 mila euro per il primo contratto e altri 482 mila per il secondo Swap.
Via al ricorso. La banca, difesa dagli avvocati Osvaldo Prosperi, Angelo Clarizia e Gianfranco Graziadei, contesta la sentenza e ha già presentato ricorso alla Corte d’Appello dell’Aquila chiedendo la condanna della Provincia «alla restituzione di tutto quanto percepito pari allo stato a 1.233.025,76, oltre interessi legali». Il presidente della Provincia Mario Pupillo vuole difendere il tesoretto ottenuto con la sentenza di primo grado e ha affidato l’incarico della difesa all’avvocato Duilio Manella, legale esperto di intermediazione finanziaria e contratti swap: «La costituzione nell’ulteriore grado di giudizio si appalesa necessaria», dice il decreto di nomina.
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