Banda dei kalashnikov, presunti basisti ai domiciliari

9 Ottobre 2014

Accusati di essere i complici dell’assalto al portavalori sull’A14, gli avvocati: sono innocenti, lo dimostreremo

VASTO. L'audizione dei testimoni ha alleggerito la posizione di Cono Surace e Simone Di Gregorio, i due presunti basisti della rapina al furgone portavalori della società Aquila avvenuta sulla A14 il 14 dicembre 2012.

Entrambi hanno ottenuto ieri gli arresti domiciliari come richiesto dai loro difensori ,gli avvocati Antonello e Giovanni Cerella nel corso dell'udienza che si è tenuta la scorsa settimana.

Dopo due anni di carcere i due operai sono tornati a casa in attesa della sentenza che dovrebbe essere emessa il 2 dicembre. Gli avvocati Giovanni Cerella e Antonello Cerella negano rapporti di complicità dei loro clienti con la banda di pugliesi che avrebbe compiuto materialmente l’assalto armato.

«Non hanno avuto alcun contatto. Non c'era alcuna ragione per la quale Surace e De Gregorio restassero in carcere», hanno dichiarato soddisfatti per la concessione dei giudici. I due imputati sansalvesi, però, al pari delle altre 6 persone arrestate per la rapina, sono accusati di concorso in tentato omicidio aggravato, rapina, detenzione e porto abusivo di armi da guerra e parte di esse, ricettazione e incendio doloso.

Rischiano un severa condanna. I carabinieri per quella rapina hanno arrestato otto persone. Sei sono pugliesi. Il giorno dell'assalto armato la gang era incappucciata e armata di kalashnikov. Ad incastrare i rapintori è stato il dna. Ma proprio il dna ha chiarito che Surace e Di Gregorio non erano sull’autostrada.

« Loro non fanno parte della banda del kalašnikov», assicurano i difensori pronti a sostenere la tesi in aula il prossimo 2 dicembre davanti al collegio di giudici presieduto da Italo Radoccia.(p.c.)

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