Banda della cocaina, i capi tornano liberi

15 Maggio 2019

Per l’accusa sono criminali pericolosi e violenti, ma i giudici del riesame annullano l’ordinanza

CHIETI. Sono tornati liberi Elton e Bushi Beharaj, i due capi della banda albanese che – secondo l’accusa – aveva in mano lo spaccio di cocaina e marijuana nelle province di Chieti, Pescara e Teramo. Gli arresti della polizia erano scattati lo scorso 16 aprile dopo oltre due anni di indagini coordinate dalla procura distrettuale: in 14 erano finiti dietro le sbarre. Ma, ieri mattina, il tribunale del riesame dell’Aquila (presidente Alessandra Ilari, giudici Christian Corbi e Giovanni Spagnoli) ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti dei due fratelli albanesi, difesi dall’avvocato Italo Colaneri. Lascia il carcere anche Marjus Bako, assistito dall’avvocato Francesco Bucceroni. Nei giorni scorsi erano già tornati in libertà Bledar Shametaj, Maria Staicu, Julian Zefi, Mihai Florentin Gageanu, Hergys Myrtaj e Sara Trabucco.
Secondo la procura gli indagati, in affari anche con storiche famiglie rom locali come quella degli Spinelli, erano in grado di procurarsi con facilità armi e, per ottenere il pagamento di partite di droga arretrate, erano pronti anche a organizzare sequestri di persona-lampo. I materassi servivano per trasportare quintali di marijuana. Per spostare i carichi di cocaina, invece, avevano persino costruito un nascondiglio segreto dentro un’Audi A3: si apriva solo con un telecomando.
I membri dell’associazione per delinquere, secondo il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, hanno mostrato «una notevole indole delinquenziale» e «una pericolosità sociale evidente». «La famiglia Beharaj», scrive ancora il gip, «non solo provvedeva a smistare ingenti partite di stupefacente ma si faceva anche carico della sua produzione, avendo appezzamenti agricoli in Albania coltivati a marijuana da Kastriot Beharaj. Lo stupefacente, dopo aver raggiunto il periodo del raccolto, veniva trasportato via mare da Elton Beharaj». È lui, «la mente dell’associazione», che si occupava anche «dei contatti con gli acquirenti e delle consegne». Il fratello minore Bushi, suo diretto ausiliario, era invece impegnato «a gestire ulteriori sodali e provvedeva a curare in prima persona i viaggi riguardanti i ritiri e le consegne sia di marijuana che di cocaina». (g.let.)