Banda della cocaina, in 6 tornano liberi

Per l’accusa è un gruppo pericoloso e violento, ma i giudici del riesame annullano l’ordinanza
CHIETI. Sono tornati liberi 6 componenti della banda albanese che, secondo l’accusa, aveva in mano lo spaccio di cocaina e marijuana nelle province di Chieti, Pescara e Teramo. Gli arresti della polizia erano scattati lo scorso 16 aprile dopo oltre due anni di indagini coordinate dalla procura distrettuale: in 14 erano finiti dietro le sbarre. Ma, ieri mattina, il tribunale del riesame dell’Aquila ha annullato l’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Bledar Shametaj, Maria Staicu, Julian Zefi, Mihai Florentin Gageanu, Hergys Myrtaj e Sara Trabucco, disponendo la loro «immediata liberazione». I motivi della decisione verranno resi noti entro 30 giorni.
Secondo la procura g li indagati, in affari anche con storiche famiglie rom locali come quella degli Spinelli, erano in grado di procurarsi con facilità armi e, per ottenere il pagamento di partite di droga arretrate, erano pronti anche a organizzare sequestri di persona-lampo. I materassi servivano per trasportare quintali di marijuana. Per spostare i carichi di cocaina, invece, avevano persino costruito un nascondiglio segreto dentro un’Audi A3: si apriva solo con un telecomando. I membri dell’associazione per delinquere, secondo il giudice per le indagini preliminari Giuseppe Romano Gargarella, hanno mostrato «una notevole indole delinquenziale» e «una pericolosità sociale evidente». L’operazione scattata il mese scorso è stata solo l’ultimo atto di un’attività investigativa che ha portato a 25 arresti in flagranza e al sequestro di 300 chili di marijuana, 90 chili di hashish e un chilo di cocaina che, al dettaglio, avrebbero fruttato fino a 6 milioni di euro. Gli indagati tornati in libertà sono difesi dagli avvocati Pasquale D’Incecco, Carlo Di Mascio e Giancarlo De Marco e Lorenzo Colazzilli. (g.let.)

