Banda e campane a festa per l’addio al sindaco

10 Dicembre 2021

Anche il prefetto Forgione ai funerali di Salerno con i primi cittadini della provincia Don Daniel: Alfredo ha amato e servito questa comunità con sapienza e dedizione  

FALLO. Ci sono momenti pubblici che caratterizzano la vita di un uomo e gli attribuiscono un carattere di autenticità e ne perpetuano il ricordo negli anni a venire. Ieri il funerale del sindaco Alfredo Salerno, nella sua Fallo, ha avuto, senza retorica, proprio questa valenza. Tanti erano i sindaci con la fascia tricolore, diverse le cariche militari, il presidente uscente della provincia, Mario Pupillo e quello attuale facente funzione Arturo Scopino. Tra loro il prefetto di Chieti, Armando Forgione, era lì a rappresentare lo Stato, in una verticalità che, se ben intesa, è proficua. C’erano i fallesi all’addio al loro Alfredo, anziani e giovani, con gli occhi gonfi di lacrime. Nessuno - Fallo ha 140 residenti - ha voluto mancare sia nella chiesa di San Giovanni Battista sia nella piazza dove è stato installato un maxi-schermo.
C’era aria di neve ieri quando il feretro di Alfredo Salerno è uscito dalla camera ardente allestita nel municipio, luogo dove la morte l’ha ghermito, lunedì pomeriggio, ad appena 55 anni mentre era al lavoro nel suo ufficio, tra le sue carte e i suoi progetti. Il corteo è stato aperto dal gonfalone listato a lutto, a seguire il concerto bandistico Giuseppe Verdi di Tornareccio, e quindi il prefetto con i sindaci, il parroco don Daniel, sacerdoti e altri sindaci che portavano a spalla il feretro del loro amico e collega, e la moglie Carla Marchetti, la mamma Anna, la sorella Franca, il fratello Angelo e altri parenti, tutti chiusi in un dolore composto e dignitoso.
Le campane a festa hanno salutato l’ingresso della salma in chiesa. «Alfredo», ha esordito don Daniel, «era un uomo di poche parole ma di un sorriso sincero. È una morte che ci lascia tutti attoniti: per la mamma che innaturalmente deve consegnare alla tomba un figlio, per la moglie con la quale Alfredo era una sola cosa, per i fratelli e gli amici. Alfredo», ha continuato il parroco, «ha saputo amare e servire questa comunità con sapienza e dedizione. Lui è morto sulla sua scrivania, come un soldato muore al fronte». Il parroco ha poi tracciato un profilo dell’operato di Alfredo Salerno che in questi giorni anche altri hanno evidenziato: «Ha cercato, riuscendoci, ad allargare i confini naturali del paese, perché aveva capito che era l’unico mezzo per farlo sopravvivere. Lui pensava come tracciare il futuro e non disgiungeva il paese dal territorio. Aveva uno stile di amministrare in modo pacifico, senza conflitti, lui non era in grado di sostenere i conflitti. Sempre disponibile, sempre pronto ad aiutare tutti».
A salutare a nome degli altri sindaci il loro collega ci hanno pensato, visibilmente emozionati, i primi cittadini di Villa Santa Maria, Pino Finamore, e di Treglio, Massimiliano Berghella. Prima di raggiungere il cimitero cittadino, Alfredo Salerno è passato per l’ultima volta tra la sua gente e le case del suo paese fatte di pietra dura dalle quali, però, si intravede un ampio orizzonte. Proprio come era lui.
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