Bar e negozi con i soldi riciclati, il boss ora chiede il dissequestro

10 Novembre 2022

Vasto e San Salvo. I difensori dell’albanese Mici, 49 anni: «Attività e beni frutto di guadagni leciti» L’associazione Codici plaude all’inchiesta, ma segnala anche gli attentati rimasti finora impuniti

VASTO. Verranno impugnati i provvedimenti di sequestro a carico di Dritan Mici, 49 anni, di origine albanese. È lungo l'elenco dei reati che, secondo la guardia di finanza del nucleo economico finanziario di Chieti, Mici, attualmente domiciliato a Milano, avrebbe commesso nel Vastese. «Mici», spiegano gli investigatori, «è gravemente indiziato di essere il promotore e l'organizzatore di un’associazione operante nel territorio provinciale, finalizzata al traffico e allo spaccio di stupefacenti, nonché autore di altri reati: estorsione, lesioni aggravate, resistenza a pubblico ufficiale, porto illegale di armi con l'aggravante del metodo mafioso e nell'ambito del quale è stato già sottoposto a misura cautelare». Sono proprio questi indizi ad aver portato al sequestro di un patrimonio inestimabile il cui valore è in fase di definizione. Mici, arrestato a gennaio nel corso dell'operazione Blue Marine e attualmente ai domiciliari, dovrà tornare in carcere su disposizione della Cassazione. È stato informato del provvedimento emesso in Abruzzo dalle fiamme gialle di Milano e dai suoi legali. L'avvocato Pino Sciarretta che assiste Mici insieme al collega Fiorenzo Cieri, ha annunciato l'impugnazione.
LA DIFESA«La prima udienza per ascoltare i testimoni è stata fissata al 23 gennaio 2023», dice l'avvocato Sciarretta. «Non aspetteremo quella data. Impugneremo subito il provvedimento. Le attività, i terreni e quanto sequestrato a scopo preventivo a Mici è frutto di guadagni leciti. Così pure gli acquisti. Possiamo provarlo documenti alla mano», assicura il legale. Il sequestro preventivo ha riguardato 3 terreni del valore di oltre 40.000 euro, 18 autovetture con valutazione di mercato stimata in circa 140.000 euro, 5 conti correnti, altre disponibilità finanziarie e 9 società, tutte con sede in provincia di Chieti (in particolar modo tra Vasto e San Salvo) riferibili alla gestione di quattro bar, un autosalone, un esercizio commerciale per la vendita di frutta e verdura, una sala giochi e due esercenti altri servizi, il cui valore è ancora in via di determinazione. «Tutto acquistato legalmente», assicura Sciarretta .
L’ASSOCIAZIONE CODICIUn plauso all'operato della guardia di finanza e dei carabinieri è arrivato dall'associazione Codici di Vasto. «Il sequestro del bar in corso Mazzini ha ridato serenità al quartiere», dichiara il referente dell'associazione, Riccardo Alinovi, che è anche l'amministratore condominiale dell'immobile in cui ha sede il bar. «Preoccupati per quello che avveniva, abbiamo presentato diverse denunce ma sono purtroppo rimaste inascoltate. L'intervento di lunedì ci rende giustizia. Grazie a tutti coloro che hanno indagato. Troppi i crimini che a Vasto restano senza un colpevole», aggiunge Alinovi. «Diversi gli attentati dinamitardi che restano un mistero. La speranza è che qualcuno approfondisca le indagini anche su quegli episodi per ridare serenità ai vastesi».
VASTO E LA MALAVITADa anni si parla di infiltrazioni criminali in città e riciclaggio di denaro sporco. La guardia andrebbe tenuta alta e il numero delle forze dell'ordine raddoppiato. Edilizia e spaccio di sostanze stupefacenti sono tra i settori in cui le organizzazioni criminali sono già presenti. La prima 'ndrina venne sgominata nel 2007 con l'operazione Histonium. Nel 2010 il procuratore aggiunto di Reggio Calabria Nicola Gratteri parlò di pericolose infiltrazioni. Nel 2012 ci fu l'operazione Tramonto. Nel 2014 l'operazione Adriatico. A gennaio 2022 è scattata l'operazione Blue Marine. Il filo conduttore in molti casi è l'approvvigionamento di sostanze stupefacenti.
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