Bar e negozi in centro Sfrattati i gazebo

Scatta l’ordinanza del Comune per strutture abusive e concessioni scadute Ma monta la protesta degli esercenti: così mettete in ginocchio il commercio
LANCIANO. Gazebi, chioschi e pedane di alcuni bar ed esercizi commercial smontati. Via fioriere troppo ingombranti. A corso Trento e Trieste, in alcune traverse e aree del centro storico, sbucano fabbri, falegnami e operai a lavoro. Si vedono mole, trapani e martelli in azione. Città-cantiere? Nuove opere in corso? Macchè, bisogna adeguare alcuni esercizi commerciali al regolamento sui dehors, ovvero le norme per l’uso di tavolini, sedie, ombrelloni, elementi mobili o smontabili posti fuori dai locali, sul suolo pubblico, che impone il rispetto di criteri precisi, ad esempio i materiali e i colori da usare in zone storicamente rilevanti. Un regolamento che non piace a molti commercianti. «Altre regole e balzelli che mettono in ginocchio un settore già in crisi», protestano alcuni esercenti. «Ci sono leggi e regolamenti che vanno rispettati», ribatte l’assessore al commercio Francesca Caporale, «e non parlo solo del regolamento dehors, perché alcune attività hanno pedane e altri elementi esterni, ad esempio, abusivi».
IL REGOLAMENTO. Si smontano gazebi in pieno centro, pedane e fioriere in noti locali. Un via vai che ha dato adito alle spiegazioni più fantasiose: per qualcuno si smonta tutto perché partono i lavori sul Corso. Oppure altri parlano di strutture abusive. La realtà è che sono scadute alcune concessioni che vanno rinnovate in base, però, al nuovo regolamento sui dehors. Entrato in vigore il 1° settembre 2016, il regolamento disciplina «l’uso di strutture mobili, smontabili o facilmente rimovibili (tavolini, sedie, ombrelloni, luci) posti temporaneamente in modo funzionale ed armonico sullo spazio pubblico per il ristoro all’aperto». Strutture nuove che hanno caratteristiche indicate dalla Soprintendenza alle Belle arti: ad esempio tavolini e sedie non devono essere di plastica o vetroresina ma di legno naturale o metallo, le ringhiere non vanno poste nelle zone storiche per non interrompere la continuità dello spazio e le coperture non devono essere tonde ma quadrate o rettangolari. Soprattutto le strutture devono essere movibili. Le concessioni scadute, decennali, vanno quindi rinnovate, ma solo previa rimozione delle vecchie strutture e la sostituzione con le nuove, che devono ottenere il via libera della Soprintendenza.
I COMMERCIANTI. Il regolamento non piace agli esercenti e monta la polemica. «Per montare queste strutture», fanno notare, «abbiamo speso soldi, migliaia di euro. Abbiamo pagato le tasse per autorizzazioni e concessioni e ora le dobbiamo fare a pezzi come se nulla fosse». «Al Comune pensano agli ombrelloni color panna», aggiunge un altro esercente, «anzichè ai costi che dobbiamo sostenere e alle persone che siamo costretti a licenziare visti gli spazi dimezzati, che equivalgono a incassi dimezzati». «È questo il modo di aiutare il commercio, di attrarre i turisti? Senza nemmeno farli sedere?», chiede un esercente del centro storico. «Ho una piccola attività che ha ridato luce ad una zona di degrado dove andavano a fare pipì i cani, e spesso pure gli uomini. Ora devo smontare tutto». «E poi invitano ad investire nel centro storico», chiude un commerciante della zona vecchia, «va cambiata la dicitura ai varchi, da Ztl in Zcl: zona a commercio limitato».
L’ASSESSORE. Pone un freno alle polemiche l’assessore al commercio Francesca Caporale. «Regole e leggi vanno rispettate. È una questione di legalità», precisa subito l’esponente della giunta Pupillo. «Il regolamento sui dehors prevede che in aree storicamente rilevanti, come i portici comunali, ci siano strutture non impattanti e con caratteristiche particolari, ad esempio il colore, panna, e il materiale. Si devono adeguare quelle attività a cui è scaduta la concessione. Quindi non facciamo “figli e figliastri”, è solo una questione di concessioni scadute o meno. Poi il rinnovo si può fare, ma in base a quanto scritto nel nuovo regolamento». Per altri invece non è una questione di regolamento o Soprintendenza, ma di abusivismo. «Le ordinanze che impongono ad alcuni esercizi, anche fruttivendoli non solo attività di ristorazione, di smontare pedane e fioriere», chiude Caporale, «sono state emesse dopo i controlli della polizia municipale che hanno rilevato irregolarità: erano strutture abusive, prive di ogni permesso. Per fortuna la maggior parte dei commercianti rispetta le regole».
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