Bar e ristoranti teatini in affanno nel primo giorno di Green pass

Disagi nei controlli delle certificazioni dei clienti per l’ingresso nei locali. C’è anche chi ha protestato Titolari e gestori: molti hanno preferito consumare fuori ma si creano problemi quando sono in tanti
CHIETI. Primo giorno di Green pass ieri con bar e ristoranti teatini in affanno per controllare la certificazione verde in possesso dei loro clienti. Al Fuori corso, bar di Chieti Scalo che possiede anche un ampio spazio all’esterno, il gestore Fabio Vittorio Dinara ha avuto il suo bel da fare nel primo giorno di applicazione della nuova normativa. «Oltre il 70% della clientela», ha riferito, «anziché mostrare il lasciapassare, ha preferito semplicemente accomodarsi fuori. Qualcuno è stato collaborativo, ma qualcun altro ha reagito male. Mi è stato risposto, ad esempio, che i documenti non li avrebbero fatti vedere neanche ai carabinieri, figuriamoci a noi. Alcuni hanno anche detto di essere stati in altri posti e nessuno gli aveva chiesto il Green pass. Noi, comunque, applichiamo le regole: ci siamo attrezzati con un’apposita cartellonistica e abbiamo scaricato l’applicazione del ministero della Salute. In alcuni casi abbiamo aiutato noi i nostri clienti a scaricare il loro Green pass, non sapendo come fare. Certo, essendo un locale che lavora dalle 7 del mattino alle 2 della notte, dover anche controllare il Green pass non ci facilita il lavoro».
Anche alla Taverna Teate, lo storico ristorante vicino a Porta Pescara, il titolare Giovanni Santarelli, nella maggior parte dei casi si è limitato ad accompagnare i clienti ai tavoli all’aperto: «La maggior parte dei clienti vuole mangiare fuori in questo periodo, anche se mi sono capitate persone che volevano stare dentro. In questo caso, non avendo il Green pass, ho dovuto accompagnarli all’uscita. Per me è un dramma, ma non posso fare altrimenti. A pranzo è andata bene perché l’affluenza è minore rispetto alla cena. Io posso contare su un po’ di posti all’aperto, ma non sono moltissimi».
Chi non ha posti all’esterno è, invece, il ristorante Nino, alla Trinità, un altro storico locale, con il gestore Carlo Giampietro costretto ad accompagnare alla porta le persone sprovviste di lasciapassare: «Per fortuna la gran parte dei clienti era munita di Green pass», dice, «in caso contrario noi non possiamo fare diversamente da quanto dice la legge. Certamente il controllo all’entrata ci crea qualche problema, soprattutto quando si presentano in più persone». (a.i.)
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