Bar, ristoranti e locali La protesta: «Servono aiuti per riaprire»

19 Maggio 2020

Manifestazione a Pescara sotto la sede della Regione Appello ai politici: credito a fondo perduto e stop alle bollette

CHIETI. Sono arrivati da Chieti, Ortona, Lanciano, Vasto, San Salvo, Pescara, Montesilvano, Teramo, L’Aquila e altri 31 paesi d’Abruzzo. In mano i cartelli con scritto: “Ho chiuso per riaprire”. Così ieri hanno manifestato i titolari di bar, pizzerie, ristoranti, locali della movida e negozi: tutti fermi con le bandiere dell’Italia in mano davanti alla sede del consiglio regionale, in piazza Unione a Pescara.
«Ci siamo riuniti a Pescara perché è qui che si tengono le commissioni della Regione che devono decidere sulle misure di sostegno ai nostri settori», dice Franco Musa, amministratore della pagina Facebook “Chiudo per riaprire” che ormai conta 1.970 iscritti ed è diventata un punto di riferimento per il popolo abruzzese delle partite Iva.
Mascherine, guanti e distanza di sicurezza di almeno un metro: la manifestazione non è stata un assembramento. La questura di Pescara ha messo un tetto a 40 partecipanti e in 40 si sono presentati. «Abbiamo voluto far sentire la nostra voce», spiega Musa, «abbiamo stilato un documento semplice, in 4 punti: fondo perduto, moratoria sugli affitti e sulle utenze e, infine, celerità degli interventi perché non c’è tempo da perdere», dice Musa, titolare da 40 anni del ristorante Canadese a Ortona che ieri per scelta è rimasto chiuso. «Come me, a Ortona altre 26 attività non hanno riaperto: in Italia il 40% dei pubblici esercizi è ancora chiuso perché non ci sono i soldi per andare avanti. I problemi esistono e sono sempre più seri e urgenti da affrontare: per esempio», dice il ristoratore, «se non si interviene sulle utenze, con le bollette che si sono accumulate, ci ritroveremo esposti al rischio distacchi e poi i nostri magazzini sono pieni di merce invenduta con le cerimonie programmate già saltate». L’appello è rivolto non soltanto alla Regione: «Manderemo le nostre richieste al governo, ai 21 deputati e senatori abruzzesi e anche ai Comuni: abbiamo bisogno», conclude Musa, «di risposte al più presto».