Barbiere chiude dopo 57 anni

15 Novembre 2015

Ucci: legatissimo a questa attività ma il mestiere è cambiato

LANCIANO. Ha abbassato la serranda del suo “Salone Ucci acconciature per uomo” per l’ultima volta ieri sera, dopo 57 anni di attività. Il cuore in gola, la mano tremante, ha chiuso il salone che per lui rappresenta la vita. È Oreste Ucci, 79 anni, da 72 nel modo delle acconciature per uomo. Per lui barba e capelli non hanno segreti, ma dopo anni di lavoro, una vita tra forbici, rasoi e schiuma da barba, ha deciso di riposarsi. E lo ha fatto salutando i clienti di sempre e lasciando un avviso fuori il salone in cui “ringrazia tutti i clienti ed amici per l’affetto, la generosità, la stima e la fiducia che hanno riposto in me in questi 57 anni di lavoro”.

«Con molti clienti ho instaurato legami profondi», racconta Ucci, «e mi dispiace chiudere per loro. Mi mancheranno il salone, i pennelli, i rasoi. Sono in bottega da quando avevo 7 anni. Allora spazzavo il pavimento, poi ho imparato a insaponare e negli anni a maneggiare pennelli, rasoi e forbici. Ero in Corso Roma, prima con Marciani, poi con Calabrese, con Giuseppe Di Rado. Avevo 16 anni. Poi mi sono sposato e sono stato tre anni a Genova. Mia moglie aveva due fratelli lì. Ma siamo tornati a Lanciano nel 1958 e 19 giorni dopo ho aperto questo salone».

Mattonelle, sedili d’epoca, il cavallino per i bambini, tutto è rimasto come in quell’inaugurazione del 1958. «Questi sedili me li chiedono in molti», dice Ucci, «sono pezzi d’antiquariato. Il mestiere», aggiunge, mentre fa la barba a un cliente, «è cambiato. Prima la barba la facevano tutti, ora è raro. Prima lavoravo anche la domenica perché c’era la fila, oggi c’è poco lavoro. Da me sono passati diversi ragazzi, almeno una dozzina quelli che poi hanno continuato il mestiere, anche a Lanciano». Nel 2006 è arrivata la medaglia d’oro della Provincia. Ora è arrivato il momento della chiusura, del riposo e della famiglia. «Mia moglie Dora dice che questo salone non lo dobbiamo vendere», conclude Ucci, «chissà. Ora che farò? Ho 3 figli, 5 nipoti… ma mi mancherà tanto il lavoro».

Teresa Di Rocco

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