Barista di Furci finisce nei guai per la morte di Franco Mancini
L’accusa è di omicidio preterintenzionale: rischia una pena che parte da un minimo di dieci anni Secondo la Procura ci sarebbe stata una spinta che ha fatto battere la testa della vittima a terra
VASTO. Omicidio preterintenzionale. È l'accusa da cui dovrà difendersi G.S., 30 anni di Furci. Sarebbe lui il responsabile della morte di Franco Mancini, 50 anni di Vasto, per tutti "Franchino" morto la notte fra il 2 e 3 settembre 2021 dietro una panchina al centro della riviera, dopo una lunga agonia. L'accusato comparirà il 18 aprile davanti al Gup del tribunale di Vasto, Fabrizio Pasquale. L'accusa sarà rappresentata dal pm Vincenzo Chirico. G.S., difeso dall'avvocato Antonello Cerella, rischia una pena che parte da un minimo di 10 anni di carcere. Il fratello e la sorella di Franchino hanno annunciato la costituzione di parte civile. Ad assisterli saranno gli avvocati Samantha Zaccardi e Massimiliano Fiore. La vicenda di Franchino è ancora nella memoria di tutti in città. All'uomo volevano bene tutti. Secondo la procura, G.S. avrebbe provocato la morte del 50enne spingendolo fuori dal locale in cui si trovava. «Con una manata al torace», sostiene l'accusa, «avrebbe fatto perdere l’equilibrio a Franchino determinando la caduta all’indietro e il conseguente impatto della testa sull’asfalto. Subito dopo l’indagato ha sollevato Mancini da terra e lo ha accompagnato sul lato opposto della strada lasciandolo su una panchina nei pressi della quale il mattino successivo è stato trovato, soccorso e trasportato in ospedale in stato di coma a causa di una emorragia cerebrale massiva». Franco Mancini morì qualche ora dopo (otto ore dopo il ritrovamento e 12 ore dopo la caduta) alle 14 per arresto cardiorespiratorio. La procura contesta a G.S. - all’epoca barista al locale - l’aggravante di aver commesso il fatto per futili motivi. Una conclusione contestata dalla difesa. «I particolari sulla morte di Mancini sono tanti ed è importante ricostruire cosa avvenne prima della manata e perché ci fu la manata», ha più volte ribadito l’avvocato Antonello Cerella difensore di G.S. «La videosorveglianza ci darà una mano. I filmati, così come i tabulati telefonici, scagionano il mio assistito. Il mio cliente non ha colpito la vittima, né mai avrebbe voluto fargli del male. La sua è stata una pacca amichevole». La sequenza che ha portato alla morte di Franco Mancini è stata più volte controllata dalla polizia e le telecamere «hanno ripreso Franchino che si avvicinava al 30enne che lo ha respinto una prima volta. Franchino, però, si è riavvicinato ancora all’uomo che lo ha scansato e la seconda spinta ha fatto cadere Franco Mancini che ha battuto la testa. Il trentenne, aiutato da altre persone che erano sul posto (una ragazza ha prestato i primi soccorsi), ha aiutato Franchino a rialzarsi e a sedersi. La spinta è stata leggera. Lo conferma il fatto che sul corpo non sono stati trovati segni. Il trentenne indagato lasciò Vasto Marina alle 3. A quell’ora Franchino era seduto e vivo.
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