«Basta con i tagli negli ospedali»

22 Gennaio 2015

Atessa, il Comitato civico: Lanciano è al collasso? Impoverito anche il San Camillo

ATESSA. È polemica sulla morte di una donna avvenuta sabato scorso all’ospedale Renzetti di Lanciano su una barella mentre aspettava che le fosse assegnato un posto letto. Se Lanciano mette sotto accusa la Regione e la Asl che in due anni hanno tagliato 114 posti letti al Renzetti nell’ottica del risparmio, non da meno Atessa punta il dito contro la depenalizzazione del proprio ospedale, il San Camillo, con la chiusura di reparti di Chirurgia e Ortopedia e forti dubbi sul futuro del nosocomio. Se Atessa chiude è normale che i pazienti si riversino a Lanciano che di per sé subisce tagli e la morte su una barella oltre a non essere dignitosa è quanto meno sintomatico della sanità nel Frentano.

Sull’argomento interviene il Comitato spontaneo in difesa del territorio che lo scorso anno ha raccolto 7mila firme in difesa del nosocomio atessano. «Per quale motivo le sale operatorie di Atessa, fiore all’occhiello dell’intera Asl, e i reparti connessi, non possono svolgere più le normali attività che in passato hanno permesso al Renzetti di non arrivare al collasso e alle sciagurate conseguenze?», si chiedono in una nota i responsabili del comitato, che aggiungono: «In clima di spending review, perché l’ospedale di Atessa è stato potenziato e messo in sicurezza con lavori pubblici eseguiti fino a pochi mesi fa e pagati dai cittadini e adesso è inutilizzato?». Se si fossero rispettate le direttive previste dal piano sanitario regionale, uso esclusivo del Renzetti per le urgenze e l’interventistica maggiore, mentre la Chirurgia minore e i programmati destinati ad Atessa, forse ci sarebbe una migliore programmazione e meno disagi per i pazienti? Questa è una domanda che attende risposta perché se si taglia e si chiude è inevitabile che a pagarne le conseguenze saranno i malati. Visti i precedenti di questa Regione, perché la magistratura non comincia a valutare le ipotesi di responsabilità da parte di politici e dirigenti Asl? Perché i cittadini di questa parte d’Abruzzo hanno più difficoltà a raggiungere e usufruire dei servizi sanitari, mentre in altre zone hanno nel giro di 10-15 chilometri hanno tre grandi ospedali più varie cliniche private?».

Il comitato precisa che non intende cavalcare la disgrazia della povera signora ma chiede ai politici e dirigenti Asl «di riflettere sul fatto che la salute e l’assistenza sanitaria adeguata sono un diritto di tutti i cittadini, indipendentemente dal luogo in cui vivono. Chi paga le tasse non vuole trovare una barella ma un posto letto, almeno per morire dignitosamente». (m.d.n.)

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