Beffati da frana e acqua

I prigionieri di Santa Maria Calvona: le famiglie servite da un... tubicino
CHIETI. Beffati dal Genio Civile, quindi dalla Regione di D’Alfonso, e da un funzionario che tiene a dormire la più urgente delle pratiche. Ma beffati anche da un tubicino di appena tre centimetri di diametro che porta l’acqua a decine di residenti. Siamo tornati a Santa Maria Calvona, la strada delle finte promesse della politica dove però la frana avanza a vista d’occhio sotto quattro palazzine ma i lavori non partono. Ma da ieri sappiamo chi ha la pratica in letargo, e sempre da ieri mattina lo sa anche l’assessore regionale alla Protezione civile che, conoscendo la premura di Mario Mazzocca, si è già dato da fare. A questo punto della storia paradossale dei “prigionieri” di Santa Maria Calvona, bloccati da un anno per la frana, anche una semplice telefonata può sbloccare tutto. Cioè può far partire i lavori di somma urgenza, già finanziati con una prima somma-tampone di centomila euro, ma fermi al palo nonostante il sopralluogo di Gabrielli, capo della Protezione civile. Torniamo al tubicino.
Nell’era dello scaricabarile, le tubature dell’acqua potabile, nella scala delle priorità, passano in second’ordine. I tubi veri, trascinati dalla frana, sono stati sostituiti, pensate, con un tubicino identico a quelli utilizzati per dar acqua nell’orto. E che, non potendo viaggiare sottoterra, ora passa sulle teste di chi transita a piedi lungo la strada che frana. Se alzi lo sguardo lo noti subito: pende come un filo per i panni, appoggiato da un lato al muretto e dall’altro al ramo di un albero. Quindi scende tra i rovi e corre sul ciglio della strada finché non raggiunge le villette a valle. Questo significa che, a Chieti, ci sono cittadini che pagano le bollette dell’acqua potabile ma che vengono serviti con un tubo da giardino che chiunque potrebbe tagliare con un semplice coltello da cucina. Ma il paradosso del tubicino è il minimo che possa capitare a quella gente che, in queste ore di pioggia e neve, vive con addosso il terrore che la frana si porti via le case.(l.c.)

