Benito, appello per nuove indagini «Aprite un fascicolo contro ignoti»

Dopo 5 anni, è buio fitto sulla sparizione del panettiere 83enne mentre si trovava vicino a casa La Procura ha archiviato il caso non ravvisando notizie di reato, ma i familiari non demordono
GUARDIAGRELE. Riaprire le indagini ma questa volta contro ignoti con ipotesi delittuose che contemplino il sequestro di persona e l’occultamento o la sottrazione di cadavere, visto che il fascicolo istruito fino a poco tempo fa dalla Procura di Chieti con il “modello 45”- il registro degli atti che non costituiscono una notizia reato - è stato archiviato. A questo puntano i familiari di Benito Della Penna, l’83enne di Guardiagrele sparito nel pomeriggio del 15 marzo 2017 mentre si trovava nei paraggi di casa sua, in contrada Piana San Bartolomeo, vicino all’incrocio delle strada statale per Casoli con la provinciale per Orsogna e Lanciano.
DA DOVE RIPARTIREAttraverso l’avvocato di famiglia, Katia Ferri (che è anche il legale dell’associazione degli scomparsi “Penelope Abruzzo”), chiedono che il caso venga affrontato in maniera diversa e partendo da due punti fissi. Il primo: Benito era claudicante. Operato da anni a una gamba per l’impianto di una protesi, da poco tempo era in cura anche da a un cardiologo dopo l’angioplastica: aveva i piedi gonfi e gli era stato consigliato di fare due passi, ma in quelle condizioni non sarebbe stato in grado di percorrere da solo chissà quanta strada. Da qui l’ipotesi che alla zona del Muro di Guardiagrele, battuta nei giorni delle ricerche e anche la scorsa primavera, dove la strada verso il centro storico s’inerpica con il 28% di pendenza, non ci sia mai arrivato, anche perché i cani molecolari all’epoca delle prime ricerche non captarono in quell’area nessun segnale. Secondo: in cinque anni di perlustrazioni, nella zona non è stata trovata una-traccia-una riconducibile all’anziano, anche del vestiario che aveva indosso intorno alle 17.30 di quel triste mercoledì: un lembo del giubbotto blu, un pezzo di jeans, una parte del cappello, i resti di una scarpa, un frammento degli occhiali da vista o l’immancabile stampella azzurra in alluminio. Nulla. Questo fatto scarta anche la ventilata ipotesi che il panettiere potesse essere stato investito da un’auto visto che sulle strade della zona non c’era niente.
I PRIMI ACCERTAMENTICondotti forse non con tutti i crismi chiesti dai familiari - che spesso ripetono che se la sparizione avesse riguardato un giovane, tutto l’ambaradan avrebbe preso un’altra piega fin dall’inizio - forse non hanno tenuto nella debita considerazione che nelle prime battute, i cani delle unità cinofile si muovevano solo intorno all’abitazione di Benito. Se si allontanavano di poco, il loro fiuto li faceva tornare indietro, ad avvalorare il fatto che l’anziano non si era allontanato a piedi dalla zona del guardrail dove era seduto. Da qui anche la convinzione della figlia Rosanna che ha sempre sostenuto che «papà dal guardrail non si è mosso. Qualcuno, invece, lo ha fatto salire su un’auto e lo ha portato via». Ma testimonianze zero, riscontri meno di zero, tracce inesistenti.
UNA NUOVA ISTANZA«Chiederemo alla Procura di Chieti, tramite tutti i canali ufficiali e con la documentazione in nostro possesso di aprire indagini con il modello 44 (il registro delle notizie di reato a carico di persone ignote, ndr) come ipotesi delittuose e lasciare la valutazione al pubblico ministero» spiega l’avvocato Katia Ferri, ieri a Roma, in Campidoglio, per i primi venti anni dell’associazione Penelope, l’associazione che assiste i famigliari e gli amici delle persone scomparse offrendo supporto legale e psicologico ma anche affiancando le forze dell’ordine nelle ricerche sul campo. «Le persone», riprende l’avvocato Ferri «non scompaiono volontariamente, piuttosto non fanno ritorno a casa volontariamente, il che è ben diverso».
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