Bidella morta, i Ris ora cercano il Dna

26 Novembre 2022

Lanciano. A Roma il 6 dicembre gli esami irripetibili sui reperti trovati nel garage di casa. Il marito è indagato per omicidio

LANCIANO. Saranno analizzati, in cerca di tracce di Dna, i reperti trovati nel garage-cantina dove, quattro mesi fa, Annamaria D'Eliseo è stata trovata morta con un cavo elettrico intorno al collo. Proseguono le indagini per dipanare il giallo della villetta dell'Iconicella, ancora in bilico tra l'ipotesi del gesto volontario da parte della bidella e quella dell'omicidio da parte del marito, Aldo Rodolfo Di Nunzio, 70 anni, indagato a piede libero. I pm Serena Rossi e Francesco Carusi vanno in cerca di riscontri utili a svoltare le indagini in una direzione o nell'altra. Per questo il prossimo 6 dicembre accertamenti tecnici irripetibili sul materiale finora sequestrato si terranno nella sede del Ris di Roma, nella caserma "Salvo D'Acquisto" in viale di Tor di Quinto. Potranno essere presenti i difensori, gli avvocati Fiorenzo Cieri e Claudio Nardone per il marito ed Elisabetta Merlino che patrocina i figli della coppia, e i consulenti. Per Di Nunzio ci sarà il medico legale Riccardo Di Tanna.
Il reparto investigazioni scientifiche dei carabinieri esaminerà gli oggetti repertati nella cantina-garage dove Annamaria D'Eliseo, madre di cinque figli e apprezzata collaboratrice scolastica, ha trascorso gli ultimi momenti di vita. Era il 15 luglio scorso quando, poco dopo le 13, scendendo in cantina Aldo Rodolfo Di Nunzio raccontò di aver trovato la moglie appesa al soffitto e di aver deposto il corpo a terra prima di chiamare il 112. La scena che i carabinieri di Lanciano si erano trovati davanti, però, faceva emergere più di un dubbio sulla ricostruzione dei fatti resa dal marito. Quel giorno sono stati repertati diversi oggetti, a partire dal cavo elettrico trovato attorno al collo di Annamaria e dalla scala a forbice presumibilmente utilizzata dalla donna per compiere il gesto estremo. Nei mesi scorsi il marito è stato sottoposto a prelievo del Dna, che sarà utilizzato per eventuali comparazioni. Ad oggi non sono stati ancora depositati i risultati della perizia autoptica, effettuata il 21 luglio all'ospedale di Fermo dal medico legale Cristian D'Ovidio, consulente della Procura di Lanciano.
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