Bidella morta, il garage resta sotto sequestro

Domani il primo mese dalla scomparsa della 60enne: cresce l’attesa per i risultati dell’autopsia
LANCIANO. Resta sotto sequestro il garage-cantina dove il 15 luglio scorso è stata trovata senza vita, con un filo elettrico avvolto attorno al collo, Annamaria D’Eliseo, 60 anni, collaboratrice scolastica degli “Eroi Ottobrini”, donna generosa e disponibile con tutti. Dopo il sopralluogo svolto venerdì mattina, e ad un mese, domani, dalla morte della donna, restano i sigilli e tanti dubbi legati alla sua scomparsa. Le ipotesi al vaglio della Procura restano infatti ancora due: quella del suicidio in un momento di grande sconforto e quella dell’omicidio, ossia che la donna sia stata uccisa dal marito Aldo Rodolfo Di Nunzio, indagato, che quel venerdì 15 luglio, alle 13.08, l’ha trovata senza vita nel garage e ha chiamato i carabinieri. Ai sostituti procuratori Serena Rossi e Francesco Carusi, titolari dell’inchiesta, tocca fare luce sul caso. Venerdì i due non erano presenti al sopralluogo durato due ore. A scandagliare la rimessa c’erano i carabinieri di Lanciano guidati dal tenente Giuseppe Nestola, i legali di Di Nunzio, Fiorenzo Cieri e Claudio Nardone, l’avvocato Elisabetta Merlino, che rappresenta i 5 figli della coppia, i medici legali della famiglia Riccardo Di Tanna e Ildo Polidoro e l'ingegnere edile Lucio Di Paolo per Di Nunzio. Quindi potrebbe esserci anche una nuova ispezione.
Venerdì attenzione è stata posta sul solaio e sul luogo in cui Di Nunzio ha detto di aver ritrovato il corpo della moglie. E come spiegato dai legali Cieri e Nardone «nel punto in cui è stata rinvenuta la signora ci sono degli appigli che avrebbe potuto usare per compiere il gesto estremo. È stata una disgrazia». Sarebbe stata individuata una trave grezza con delle pignatte sopra rotte che la donna avrebbe potuto utilizzare facendo passare, attraverso i fori del laterizio, il filo elettrico con cui si sarebbe in seguito lasciata cadere nel vuoto. Per raggiungere il punto di aggancio, ad un’altezza di circa 2,30 metri, Annamaria avrebbe potuto usare una scala a forbice, sequestrata il giorno della morte. Ma restano dubbi agli inquirenti, che non hanno dissequestrato il garage e potrebbero fare nuove verifiche. Ad esempio prove di carico per capire se la pignatta, alla quale Annamaria avrebbe legato il filo elettrico, possa aver retto il suo peso, come pure la scala. Soprattutto si attendono riscontri con l’autopsia svolta dal medico legale Cristian D’Ovidio che preliminarmente non ha chiarito la dinamica della morte anche se compatibile sia con l’ipotesi del gesto estremo che dell'omicidio, e gli esiti dei tanti esami istologici e tossicologici fatti lungo il solco attorno al collo causato dal filo elettrico, pure sequestrato. Ad un mese dalla morte, la famiglia stravolta dal dolore e gli amici di Annamaria, cercano risposte che possano chiudere il caso e farla riposare in pace. (t.d.r.)
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