Bidella trovata morta nel garage, i carabinieri tornano nella casa

A quasi un mese dalla scomparsa della 60enne, gli investigatori oggi nella villetta per risolvere il giallo Si cercano indizi: il marito indagato per omicidio volontario, ma sostiene che la moglie si sia suicidata
LANCIANO. Verrà riaperto oggi, dopo quasi un mese, il garage-cantina dove Annamaria D’Eliseo, 60enne, collaboratrice scolastica, è stata trovata senza vita con dei cavi elettrici intorno al collo. Procura, carabinieri, avvocati e periti tornano nella rimessa della villetta di contrada Iconicella per cercare risposte sul giallo della morte della donna: per capire se si è tolta la vita in un momento di profondo sconforto, oppure la vita le è stata strappata via, e nel caso unico indagato con l’accusa di omicidio volontario è il marito, Aldo Rodolfo Di Nunzio, che assistito dall'avvocato Claudio Nardone, invece si professa innocente.
È stato infatti Di Nunzio, alle 13.08 del 15 luglio, a dare l’allarme: al telefono con il 112 aveva detto di aver trovato, scendendo nel garage, la moglie appesa per il collo e di averla posta a terra nel tentativo di salvarla. Non avrebbe chiamato il 118 perché purtroppo aveva visto che non c'era più nulla da fare e avrebbe parlato ai carabinieri, accorsi nella villetta, di un gancio, a cui erano appesi i cavi elettrici con cui la donna si sarebbe tolta la vita. Ma il punto preciso in cui il gancio doveva essere non sarebbe stato individuato: da qui i dubbi di Procura e carabinieri.
Oggi quindi si torna nel garage sequestrato, dopo che il giudice per le indagini preliminari Massimo Canosa, nei giorni scorsi, ha rigettato la richiesta di incidente probatorio da parte dell'avvocato Nardone. Il sopralluogo tecnico di questa mattina è un atto irripetibile e ci saranno i sostituti procuratori Serena Rossi e Francesco Carusi, gli avvocati Elisabetta Merlino per i 5 figli della vittima e Nardone per Di Nunzio, i consulenti sia della Procura che della difesa e le forze dell’ordine, i carabinieri e la scientifica. Sopralluogo fondamentale per cercare il punto in cui la donna si sarebbe uccisa, il gancio, la trave, o il foro a cui avrebbe infilato il cavo con cui si sarebbe tolta la vita. Sopralluogo fondamentale perché l’autopsia, svolta il 21 luglio scorso nell’ospedale di Fermo dal medico legale Cristian D'Ovidio - presenti i consulenti di parte, Riccardo Di Tanna, di Vasto per Di Nunzio, e Ildo Polidoro, di Pescara, per i cinque figli della coppia - non ha risolto il dilemma della morte avvenuta per asfissia traumatica, ma compatibile sia col gesto estremo che con un omicidio.
Inoltre gli esami di laboratorio, tossicologici e istologici su alcuni lembi di pelle in particolare sul solco rinvenuto sul collo della vittima, non sono ancora pronti. Altro giorno di chiarimenti, dunque, ma anche di dolore per i figli e quanti conoscevano Annamaria, la sua dolcezza, disponibilità e gentilezza.
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