Bigi, Chieti dice grazie al cavaliere della cultura

I personaggi della teatinità. Ha raccolto l’eredità di don Mario Zuccarini per trasformare il prestigioso teatro Marrucino in un marchio della città
CHIETI. Se c’è una persona che può rappresentare tutto un mondo fatto di associazionismo, di amore per la tradizione e per la cultura teatina, questa risponde al nome di Aurelio Bigi.
Infatti non c’è iniziativa culturale presa in città che non abbia visto comunque presente Aurelio, come ideatore, come conduttore, come collaboratore, sempre pronto a mettere la sua preparazione e la sua capacità d’azione al servizio di ogni iniziativa. Per questo raccontare e mettere in ordine tutta la sua attività svolta per la città e per i teatini vale davvero una impresa. Il contributo più importante, tra i tanti dati a Chieti, è stato di aprire nuovi orizzonti al Teatro Marrucino, quando, dopo la morte di Mario Zuccarini, il sindaco Nicola Cucullo lo nominò, nel 1996, commissario straordinario. Raccolse una eredità difficile, condizionata anche da situazioni economiche poco invidiabili (il Comune di Chieti era da poco uscito dal dissesto economico), ma seppe dare all’attività teatrale una forte spinta a sfruttare e valorizzare la grande tradizione che poteva vantare e ad aprire nuove prospettive di sviluppo. Infatti a lui si deve la svolta per far diventare il Marrucino “teatro di produzione”.
Presero vita una orchestra del teatro, un coro e scuole di canto, di recitazione,di ballo, di scenografie ed anche di costumi, in modo da mettere in condizione il Marrucino di allestire spettacoli dando lavoro a artisti e personale interno. Per ottenere questo risultato si avvalse di collaborazione di artisti di chiara fama, come Sergio Rendine, a cui nel 1997 affidò la direzione artistica del Laboratorio di Formazione orchestrale e corale, mentre nel 2000 gli affidò tutta l’attività teatrale inerente la lirica e la concertistica. Scelte che portarono il Marrucino ad affermarsi a livello nazionale e ad ottenere dalla Regione il riconoscimento di Teatro Lirico d’Abruzzo. Con il cambio di gestione politica della città e la fine del regime commissariale, alcune iniziative sono state ridimensionate, altre cancellate, ma il gran lavoro fatto da Bigi resta come esempio ed anche, perché non dirlo?, fonte di qualche rimpianto.
Aurelio Bigi è stato anche nella primavera del 1994 iniziatore, insieme a Maria Assunta Desiderio, Patrizia Memmo, Antonietta Toch, Anna Maria Bigi, Giuseppe Mastrocola, Dionino Piacentini e Daniela Zuccarini , di Teate Nostra, una associazione che, con il contributo importante di tanti altri che successivamente vi hanno aderito, ha caratterizzato e ancora caratterizza parte importante della vita culturale teatina. Infatti Teate Nostra, di cui Bigi è stato presidente, ha pienamente raggiunto gli scopi presenti nel suo statuto, che sono quelli di “Approfondire, salvaguardare e rivalutare la conoscenza della storia, dell’arte, della tradizione, della cultura di Teate e del suo circondario”, attraverso una serie di eventi riguardanti il passato della città, con particolare attenzione alla storia medievale. Vanno ricordate le rievocazioni della Teate Normanna, della Teate sotto i Franchi e la rappresentazione del rapporto della città con il suo contado.
A Teate Nostra si devono anche il Presepe vivente, ormai solida tradizione cittadina, il Carnevale teatino, la Settimana Medioevale e l’Infiorata, tutti avvenimenti che vedono ancora l’associazione impegnata in prima persona.
Aurelio Bigi è stato presidente del Salotto Sempre Vivo, insieme a Giampiero Perrotti, all’imprenditore Teresio Cocco, che ha dato corpo e sostanza all’iniziativa e a tanti altri. Ha avuto anche una felice parentesi come assessore al Comune di Bucchianico, dove la sua passione per il Medioevo ha trovato davvero un ampio sfogo. Insomma ha messo sempre a disposizione di tutti la sua preparazione, la sua cultura (è autore di diversi libri, frutto di ricerche, come quella, famosa, sulla processione del Venerdì Santo) di una città che lo apprezza e lo stima. Ed anche questa vetrina vale un sentito riconoscimento al cavaliere della cultura teatina.

