Bilancio Sasi 2009, Paolini contro Pupillo

12 Giugno 2015

L’ex sindaco accusa l’attuale di essersi ritirato dal ricorso: rinuncia che ricadrà sui cittadini di Lanciano

LANCIANO. «L’ abbandono del sindaco Pupillo della causa che anche il comune di Lanciano aveva avviato contro la Sasi per l’illegittimità del bilancio 2009 avrà ricadute nefaste su noi cittadini che saremo chiamati a ripianare con i nostri soldi, e dunque attraverso le bollette, le voragini di bilancio della Sasi». É l’allarme e l’accusa che lancia l’ex sindaco Filippo Paolini contro il primocittadino Mario Pupillo commentando la sentenza dei giorni scorsi del Tribunale civile di Lanciano, che ha annullato il bilancio Sasi 2009. Bilancio impugnato dagli ex sindaci di centrodestra che dal 2008 votano contro i rendiconti Sasi, a differenza dei primi cittadini di centrosinistra e Udc. In tribunale hanno trascinato la Sasi- che da quando è nata nel 2002 è costantemente negli uffici giudiziari- i sindaci dei comuni di Fara San Martino, Castel Frentano, Civitella Messer Raimondo, Crecchio, Paglieta, Pennadomo, Santa Maria Imbaro, San Buono, San Vito Chietino, Tollo, Villalfonsina, e Scerni. «Anche Lanciano aveva avviato la causa per bilanci, perché oltre a quello del 2009 c’è quello del 2010, che riteniamo “taroccati” a danno dei cittadini», rimarca Paolini, «causa che era a costo zero per la collettività perché era seguita dall’avvocato comunale Carlini. L’amministrazione Pupillo poi, non si sa per quali motivi, ha deciso di abbandonare una causa che produrrà effetti devastati sui cittadini che pagheranno bollette salate».

Come ordinato dal tribunale il bilancio 2009 deve essere certificato. Cosa non facile. «Perché contiene costi sociali e crediti che non esistono», attacca Paolini, «iniziando dal contenzioso con Aca, per fatture non rendicontate per 280 mila euro e presunti crediti iscritti a bilancio da Sasi per circa 44 milioni di euro».

Crediti ritenuti dal tribunale inesigibili già da diversi anni, ma che Sasi ha continuato a iscrivere come dovuti dai Comuni soci, tranne che nel bilancio 2014. Ora il tribunale civile vaglierà il bilancio 2010. Due bilanci, quelli del 2009 e del 2010 che hanno fatto finire a giudizio i due ex cda li hanno deliberati perché erano “mancanti di voci che ne avrebbero cambiato sostanzialmente il risultato”. Nell’udienza preliminare il giudice Francesco Marino ha deciso per il «non luogo a procedere», per il cda che firmò il bilancio 2009, mentre il rinvio a giudizio, al 12 ottobre per il cda firmatario del bilancio 2010. (t.d.r.)