Bimba morta, comunità scossa: «Ora basta morti sulla strada»

Il sindaco di Fresagrandinaria, il paese della piccola di 10 mesi deceduta nello schianto, convoca i colleghi La prefettura ha chiesto l’intensificazione dei controlli sulla Trignina anche con autovelox e sistema tutor
CUPELLO. Il terribile incidente stradale sulla Fondo Valle Trigno costato la vita alla piccola Amalia Meo, 10 mesi di Fresagrandinaria, e ad Alessio Amicone, 42 anni, ristoratore di Schiavi di Abruzzo, ha scosso i politici e gli amministratori della zona. Lino Giangiacomo, il sindaco di Fresagrandinaria ha deciso di contattare gli altri primi cittadini della vallata per tornare a chiedere la convocazione di un tavolo tecnico per la messa in sicurezza della Trignina. Una strada progettata negli anni Settanta per un volume di traffico nettamente inferiore a quello attuale.
L’APPELLO
«Troppe le vittime», dice Giangiacomo, «almeno tutti gli amministratori della sponda abruzzese del territorio percorso dalla strada a scorrimento veloce devono cercare di trovare soluzioni per ridurre la pericolosità della strada statale 650». Appelli, dopo la tragedia dell’attrice Paola Cerimele, c’erano stati anche dai sindaci di Lentella, Marco Mancini, di Tufillo, Ernano Marcovecchio, di Palmoli, Giuseppe Masciulli, di Celenza sul Trigno, Walter Di Laudo, di Torrebruna, Angela Cristina Lella, di Schiavi di Abruzzo, Luciano Piluso, di Castiglione Messer Marino, Silvana Di Palma, di San Giovanni Lipioni, Nicola Rossi.
LA LUNGA SCIA DI SANGUE
«Sulla Trignina», riprende Giangiacomo, «si continua a morire. Insieme a tutti gli enti interessati vanno trovate soluzioni che diano risposte concrete al problema della pericolosità della fondovalle». La Trignina è un’importante arteria di collegamento dei comuni delle zone interne del Vastese e del Molise verso la costa. «Il punto in cui è avvenuto l’ultimo incidente mortale», fa notare il sindaco di Fresagrandinaria, «è lo stesso in cui qualche giorno fa è finito fuori strada un camion. Una semicurva preceduta da un rettilineo che va presa ad andatura moderata. Noi sindaci abbiamo ritirato tutti gli autovelox per non gravare sugli automobilisti. Ma per salvare le vite delle persone è necessario non accelerare troppo. Le cause dell’ultimo incidente non le conosco, ma è certo che spesso i pericoli della Trignina vengono sottovalutati». Sulla pericolosità della Trignina è intervenuto ieri anche il presidente dell’associazione Pro Trignina, Antonio Turdò, che chiede il raddoppio dell’arteria «almeno nella parte valliva che da San Salvo arriva a Trivento, realizzando una carreggiata unica con spartitraffico invalicabile a doppia corsia per ogni senso di marcia. Una vera superstrada. La politica deve dare risposte. Basta morti».
LA PREFETTURA
Il caso Trignina è stato affrontato in due riunioni del comitato provinciale per l’ordine e la sicurezza pubblica, presieduto dal prefetto Mario Della Cioppa, il 26 maggio e il 26 settembre scorsi. Già dal primo vertice è stata richiesta un’intensificazione dei controlli «anche tramite l’utilizzo di autovelox o sistema tutor». A settembre, il prefetto ha chiesto al sindaco di San Salvo «di tenere costantemente aggiornata l’evoluzione delle attività progettuali sulla Trignina in quanto capofila dei comuni interessati, in sede di riunioni con il ministero, sulle progettualità in elaborazione per la sistemazione, l’allargamento e l’ammodernamento della strada, sull’esecuzione di lavori consistenti, al momento, in interventi urgenti per il primo tratto e in futuro all’allargamento della strada». Al termine dell’ultima riunione, il prefetto ha ritenuto «necessario mantenere il quadro dei controlli stabilito a maggio ancora operativo». Inoltre, ha chiesto ad Anas e Genio Civile «di tenere sempre presente la necessità della ottimizzazione delle loro attività di cantiere sia in termini di speditezza che di allestimento per rendere le strade interessate sicure stante il grande traffico presente».
L’INCHIESTA
La Procura di Vasto e i carabinieri sono al lavoro per risalire alle cause della tragedia di domenica. Le auto che si sono scontrate sono state sequestrate. L’ipotesi è che la Mercedes di Amicone abbia sorpassato in un punto vietato, provocando lo schianto. Sia il corpicino della piccola Amalia che la salma del ristoratore sono all’obitorio di Chieti, in attesa dell’autopsia. Anica Lucia Talia, la madre di Amalia, resta ricoverata nel reparto di Chirurgia dell’ospedale San Pio da Pietrelcina di Vasto e attende un intervento per la ricomposizione di alcune fratture. A sostenerla la mamma Isabella. I genitori di Anica vivono a Tufillo. «Sono tornati qui dopo aver vissuto a lungo in Germania», racconta il sindaco di Tufillo Marcovecchio, «Anica era attaccatissima alla sua bambina. Siamo davvero tutti addolorati per quello che è successo. La nostra comunità è vicina alla famiglia Meo e ai genitori di Anica che sono sconvolti dal dolore per la morte di Amalia e in apprensione per l’altro nipotino, Manuel».
IL QUADRO CLINICO
Le notizie che arrivano dall’ospedale di Pescara, in cui Manuel e il padre Marco sono ricoverati, sono buone. Entrambi stanno meglio. La prognosi per loro resta riservata. Le ferite e i traumi riportati dall’uomo sono piuttosto gravi, ma il paziente ha superato le fasi più critiche e al momento la situazione è sotto controllo.
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