Bimbi allontanati: «Riunire i piccoli con i genitori». La parola ora passa al collegio

La richiesta presentata al tribunale per i minori all’Aquila, l’avvocato dei Loffredo: «Grande equivoco». I legali della casa famiglia che ospita i tre fratellini: «Qui non sono rinchiusi, ma giocano in spazi aperti»
LANCIANO. «Non esistono i presupposti per tenere lontani i bambini dai loro genitori». La difesa di Pietro Loffredo e Giovanna Orta ha chiesto al Tribunale per i minorenni dell'Aquila il ritorno a casa immediato dei tre fratellini, allontanati dai servizi sociali il 17 settembre scorso per carenze igienico-sanitarie e incuria. Nell'udienza da remoto fissata ieri dal giudice Roberto Ferrari, la famiglia, assistita dall'avvocato Angelo Pisani, ha difeso le proprie ragioni e respinto le contestazioni che hanno portato all'allontanamento e al collocamento dei minori, due femmine di 7 e 4 anni e un maschietto di 2, in comunità. In questi giorni i genitori hanno sistemato e ripulito l'abitazione di contrada Iconicella, rimuovendo le criticità segnalate e dando in affido anche gli animali domestici. I bambini, visitati sia dalla curatrice sia dalla garante regionale dell'infanzia, non presentano particolari difficoltà. Il tribunale si è riservato la decisione sulla conferma o sulla revoca della misura. Domani si riunirà il collegio che ascolterà la registrazione dell'udienza e poi si pronuncerà.
«I bambini hanno diritto a stare nella loro casa», dichiara al termine dell'udienza l'avvocato Pisani, «questa famiglia è vittima di un grande equivoco. La legge, in casi del genere, prevede che i servizi sociali intervengano per assistere le famiglie, per accompagnarle in un senso di collaborazione e di attenzione ad eventuali problemi, non per strappare i figli ai genitori. Quando i minori vengono tolti alle famiglie, devono esistere gravi problematiche ed emergenze. Che non sono certo il disordine della casa e presunte carenze igienico-sanitarie che possono essere eliminate con prescrizioni e con buonsenso. Speriamo nella giustizia e resistiamo fino a giovedì», conclude il legale, «sperando che questi bambini non subiscano ulteriori traumi. Chiederemo subito al curatore, ai servizi sociali e allo stesso giudice di intervenire e di emettere un provvedimento anche provvisorio, fino a quando il collegio vorrà decidere su questa controversia, perché i bambini non perdano neanche più un minuto con i loro genitori».
Per un problema tecnico all'udienza non sono riuscite a partecipare l'avvocatessa Rita Ronchi, che rappresenta la madre, e la curatrice dei minori, l'avvocatessa Barbara Rosati. Quest'ultima ha depositato la comparsa di costituzione e anche un'istanza per chiedere la fissazione di una nuova udienza. «Il mio intervento è finalizzato a fare da ponte tra genitori e istituzioni a tutela dei bambini», spiega Rosati, «mi farò parte attiva con i genitori e con il servizio sociale cercando di individuare un programma di intervento e di supporto domiciliare alla mamma, da sottoporre al Tribunale. In questo momento c'è necessità di collaborare e di fare squadra per l'interesse dei minori». Per il tramite del proprio legale la casa famiglia del Frentano, dove attualmente sono ospitati i fratellini Loffredo, fa alcune precisazioni in merito alle dichiarazioni dei legali dei genitori.
«La struttura è una comunità socio-educativa che nasce con la finalità di aiutare i minori “che vivono in una situazione di disagio, abbandono, povertà e insicurezza sociale”», precisa l'avvocatessa Superia Silvana Butera, «ha natura di casa famiglia per minori allontanati per svariati motivi dalle famiglie e non di struttura per “bambini abusati”. La comunità si occupa anche di accoglienza di madri, con minori, vittime di violenza di genere o in situazione di disagio sociale, ma sono spazi e progetti distinti. La definizione di “bambini rinchiusi come prigionieri” non corrisponde alla realtà di una comunità educativa dotata di spazi aperti, attività strutturate, equipe professionale e percorsi personalizzati. Ancor prima dell’incontro di domenica mattina, durato 1 ora e 10 minuti e non “pochi minuti”, i genitori dei tre piccoli hanno potuto sentirli telefonicamente con due videochiamate. Hanno inoltre la possibilità di poter sempre contattare l’assistente sociale della comunità che risponde alle loro richieste di informazione sullo stato dei bambini».
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